I giorni appena trascorsi sono stati caratterizzati dal Salone del Libro di Torino, l’appuntamento più importante dell’anno per chi si occupa di libri e per i lettori in generale e che, in questo 2026, ha registrato un record di presenze: 254mila i visitatori che hanno affollato il Lingotto, nel 2025 erano stati 231mila. Al di là dell’evento in sé, si tratta di un momento di riflessione sul comparto, sullo stato di salute di un settore, quello editoriale, strutturalmente fragile, perennemente in crisi. Per mettere sul piatto qualche considerazione bisogna partire dai numeri. Nei primi quattro mesi del 2026 l’editoria registra un +2,5%, un dato in controtendenza rispetto al trend negativo degli ultimi due anni in cui il settore ha segnato un – 7% complessivo. Ma questo dato positivo deve tenere per forza conto del “Decreto biblioteche”, emanato dal Governo, che vede 60 milioni di incentivi per l’acquisto di libri da parte delle biblioteche pubbliche (perché non aprire questa possibilità anche alle biblioteche nelle carceri o pensare agli ospedali e alle case di riposo come luoghi in cui il libro può svolgere una funzione di sollievo o addirittura terapeutica?), strumento utile per dare ossigeno a un settore in contrazione ma che non incide alla lunga sull’abitudine alla lettura della popolazione. E qui, il ragionamento deve essere collegato al dato di lettura in Italia, uno dei paesi d’Europa in cui si legge meno.
Oltre il 50% della popolazione non legge un libro all’anno. Il Friuli-Venezia Giulia, in questo, resiste come una delle regioni più virtuose d’Italia, ma è una magra consolazione. In Italia si pubblicano oltre 70mila novità all’anno (esclusi i libri di scolastica e gli autopubblicati); significa 191 novità al giorno, tutti i giorni dell’anno. Metà di questi libri non vende una copia, non raggiunge nemmeno la libreria (sulle librerie si dovrebbe aprire un’ulteriore riflessione). È evidente che c’è un’offerta non giustificata dalla domanda, c’è una sovraproduzione che intossica il mercato e che rende difficile qualsiasi scelta da parte di un lettore. Scavando dentro i dati, però, notiamo che resiste il boom dell’editoria per bambini e ragazzi che è confermata dai dati di lettura in crescita dell’8% per la fascia 11-24 anni. Cioè, il problema non sono i giovani, in questo caso. E infatti, i visitatori del Salone sono stati per il 24% under 25 e per il 49% under 35. Non è dunque un problema di social network, di tik tok o di poca attenzione dei nostri ragazzi. Il problema sono gli adulti. Quando una donna o un uomo entra nel mercato del lavoro, quando studia all’Università, quando costruisce una famiglia, è lì che la lettura si dirada, è in quegli anni che i lettori si disperdono, che non c’è più tempo di prendere in mano un libro. Oltre ai programmi pubblici di promozione alla lettura nelle fasce più giovani, forse sarebbe il caso di mettere in atto delle politiche pubbliche a sostegno della lettura nelle fasce adulte, perché se si creano le condizioni giuste (vedi la crescita esponenziale del fenomeno dei gruppi di lettura), sono convinto che il libro rimanga una delle esperienze personali più belle nella vita di un essere umano.
E il nostro Friuli-Venezia Giulia? L’editoria nella nostra regione è sempre stata caratterizzata da micro imprese, spesso nate e sviluppate attorno a un’unica figura o a una famiglia e non c’è mai stata una rete imprenditoriale vera. Da qualche anno più di 15 editori si sono riuniti in un’associazione (Associazione Editori FVG) per cercare di fare rete e di portare le proprie istanze davanti alle istituzioni perché la Regione Friuli-Venezia Giulia è una delle poche in Italia a non avere ancora una legge per l’editoria regionale, a sostegno delle imprese che, attraverso le proprie pubblicazioni, diffondono in Italia la cultura, la lingua, le eccellenze di un territorio. Forse è arrivato il tempo di far tornare il libro al centro del dibattito pubblico perché rimane ancora uno strumento per la riflessione e la crescita di una comunità.
Mauro Daltin
Direttore editoriale di «Bottega Errante Edizioni»













