ChiesaMontagna

Tolmezzo in festa per i cent’anni dei Salesiani

Una coincidenza di grazia e di storia ha unito l’intera comunità cristiana e civile di Tolmezzo in una domenica di Pentecoste che rimarrà impressa a lungo nella memoria collettiva. Il Duomo di Tolmezzo, immerso nel sole di questo 24 maggio 2026, ha fatto da cornice a una duplice ricorrenza: la discesa dello Spirito Santo e il centenario dell’arrivo dei Padri Salesiani in Carnia (1926-2026).
A guidare la riflessione spirituale è stato mons. Andrea Ripa, segretario del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, che ha presieduto la celebrazione eucaristica assieme all’arcidiacono di Tolmezzo, mons. Angelo Zanello, al direttore del Collegio Don Bosco, Don Loris Biliato, e a don Gustavo, Salesiano, offrendo un’omelia densa, concreta e capace di toccare il cuore dei numerosi fedeli presenti.

Il mosaico della Chiesa: unità nella diversità

Prendendo le mosse dalle Letture del giorno, mons. Ripa ha subito tratteggiato l’azione dello Spirito Santo come una forza che non standardizza, ma valorizza l’unicità di ciascuno. «L’unità che Dio chiede non è uniformità», ha spiegato l’arcivescovo. «Lo Spirito entra nella nostra vita così come siamo: non pretende di farci diventare qualcun altro, ma ci aiuta a tirare fuori il meglio che è già dentro di noi».

Utilizzando una suggestiva metafora artistica, mons. Ripa ha paragonato il popolo di Dio a un mosaico: le tessere sono piccole, diversificate, con angoli differenti. Non sono fatte per rimanere isolate, ma per completarsi a vicenda. Ogni cristiano è una tessera essenziale affinché il disegno di Dio si riveli al mondo.

Il cuore dell’omelia è stato però un forte richiamo alla responsabilità e all’azione. «Le vocazioni e i carismi nel popolo di Dio sono infiniti, tranne uno: quello dello spettatore». «Dio non ha creato nessuno perché stia a guardare gli altri alla finestra – ha scandito con vigore il Segretario della Segnatura apostolica –. Ognuno può e deve contribuire al bene della società con le proprie mani, le proprie parole e la propria preghiera».
Per spiegare il delicato equilibrio tra lo sforzo umano e l’azione divina, l’Arcivescovo ha poi offerto la metafora degli uccelli: per volare devono prima spiegare le ali e “sbatterle” con fatica (l’impegno quotidiano nel vivere il Vangelo), ma poi devono lasciarsi trasportare dalla corrente del vento (l’affidamento fiducioso allo Spirito).

Un secolo di storia: il grazie di una terra ai figli di Don Bosco

Al termine della liturgia, il legame indissolubile tra la Carnia e il carisma salesiano è stato ripercorso sul filo della memoria e della gratitudine nel discorso del sindaco di Tolmezzo, Roberto Vicentini. Il primo cittadino ha voluto ricordare le tappe miliari di un secolo di cammino condiviso. 7 ottobre 1926: L’arrivo dei primi salesiani a Tolmezzo. Il biennio 1927-1928: Il boom del convitto, arrivato a ospitare cento giovani. 24 maggio 1932: La posa della prima pietra dell’Istituto. Febbraio 1945: Il dramma dei bombardamenti che ferirono la struttura, ma non lo spirito della comunità. Il 1950 e la rinascita: l’avvio dell’Oratorio, polmone educativo per intere generazioni. L’estate del 1976: nei mesi bui del terremoto, il cortile dei Salesiani divenne il centro nevralgico della distribuzione degli aiuti alimentari per tutta la Carnia.

«In tutti questi anni, qualsiasi cosa sia successa, la loro presenza è stata fondamentale e preziosa», ha sottolineato Vicentini, visibilmente commosso nel ricordare anche il proprio vissuto personale: «Lo spirito di Don Bosco ti accompagna in tutto ciò che fai da adulto, nel tuo essere un eterno ex allievo».

Quel filo conduttore che unisce Rimini e Tolmezzo

A suggellare una giornata di profonda comunione è stato il saluto finale dello stesso mons. Ripa, il quale ha condiviso con l’assemblea un dettaglio personale: «Sono un ex allievo salesiano anch’io, a Rimini!».
L’Arcivescovo ha tenuto a precisare, con umiltà, di non aver poi intrapreso la vita religiosa nella congregazione di don Bosco; eppure, l’impronta di quella prima formazione è stata la scintilla decisiva per il suo cammino ecclesiale. Un legame ideale, quello dell’educazione salesiana, capace di formare sia i buoni cittadini impegnati nelle istituzioni civili, come il sindaco Vicentini, sia i pastori della Chiesa universale.
«Io non sono diventato un prete salesiano – ha confidato Mons. Ripa –, ma l’esempio di don Bosco e dei padri che ho conosciuto da ragazzo me lo sono portato dietro per tutta la vita, ed è stato fondamentale nella scoperta della mia vocazione sacerdotale».

La giornata si è conclusa con l’affidamento a Maria Santissima, Aiuto dei Cristiani (festa carissima alla famiglia salesiana che ricorreva proprio in quella data), e con l’invito, rivolto a tutta la comunità carnica, a essere «testimoni credibili e strumenti efficaci dell’amore di Dio», portando la freschezza e l’azione dello Spirito nei luoghi della vita di ogni giorno.

La processione di Maria Ausiliatrice

Sempre a Tolmezzo, domenica 24 maggio si rinnovato pure il tradizionale e sentito appuntamento ecclesiale con la processione della statua di Maria Ausiliatrice, devozione profondamente cara a Don Bosco e radicata nel cuore di tanti tolmezzini.

Il cammino di fede ha preso avvio dal sagrato del Duomo di Tolmezzo per poi snodarsi lungo le principali vie della città. Particolarmente toccanti sono state le soste davanti all’ospedale e alla casa di riposo, momenti di intensa vicinanza e di preghiera rivolti ai malati e agli anziani.

Il corteo è infine giunto nel cortile del Collegio Don Bosco, dove i numerosi fedeli – che hanno accompagnato l’immagine della Madonna lungo tutto il percorso, scandito da canti e dalla recita del Rosario – sono stati accolti con la consueta cordialità e attenzione dai padri Salesiani.

La preghiera conclusiva è stata presieduta da mons. Andrea Ripa, segretario del Supremo Tribunale della Segnatura apostolica, coadiuvato dal parroco, mons. Angelo Zanello, da don Alessio Geretti e dai sacerdoti Salesiani guidati dal direttore don Loris Biliato.

Bruno Temil

Articoli correlati