ChiesaIn evidenzaMontagna

Zuppi a Resia: la forza dei friulani contro lo sfacelo delle guerre

L’ulteriore riconoscimento ai friulani del cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei. La memoria del terremoto e della ricostruzione «diventa lo strumento che ci aiuta a capire e a usare la nostra forza anche di fronte allo sfacelo dei conflitti di oggi». Una forza che «noi, non friulani, abbiamo imparato proprio da voi, quando vi siete rimboccati le maniche e non avete perso la speranza, anche nel momento più drammatico». Zuppi ha ribadito, nella visita domenica 14 giugno alla comunità della Val Resia gemellata con Bologna, quanto aveva anticipato il 3 maggio a Gemona nella celebrazione di commemorazione del sisma. Concetti che evidentemente il porporato avverte con profonda convinzione.

Per le foto ringraziamo Catia Quaglia

«Diamoci da fare per ricostruire un mondo pieno di divisioni, di fratture, terremoti» è stata, di nuovo, la sua sollecitazione. «Dai territori piccoli nascono cose grandi. Queste sono realtà vive, capaci di ricordare e ringraziare, ma soprattutto di impegnarsi in nuovi progetti e iniziative insieme alla Diocesi di Bologna». E dopo aver ammesso che «i volontari bolognesi hanno ricevuto molto più di quanto hanno dato», ha ricordato che «la solidarietà è un modo per fare la storia e, nel caso della comunione tra Bologna e Resia, è nata dalla compassione per una sofferenza tremenda, attraversata dal Friuli con estrema dignità».
Proprio la comprensione, e quindi la condivisione del dolore, sono state gli stimoli «alla scoperta del prossimo e all’aiuto puro e gratuito, che non ha bisogno di alcuna ricompensa, se non l’amore». Zuppi – che ha salutato anche in lingua resiana – non si aspettava una così calorosa accoglienza; l’ha confessato lui stesso all’arcivescovo Riccardo Lamba.

Zuppi è stato accolto – alla pieve di Santa Maria Assunta, a Prato di Resia – dalla comunità in festa, dal pievano don Alberto Zannier e dalla delegazione bolognese di volontari che era giunta in Friuli già da qualche giorno per ricordare gli aiuti prestati dopo il terremoto del 1976. E poi dalla sindaca Anna Micelli, accompagnata da altri sindaci e da numerose autorità. Il gruppo folkloristico locale ha eseguito alcune musiche tradizionali. Il tredicenne Giovanni Di Floriano, sindaco del Consiglio comunale dei ragazzi, si è esibito al violino per alcuni brani di musica resiana con il tipico violino.
Al porporato viene donata una croce pettorale in argento, che riproduce fedelmente quella bizantina sulla facciata del Duomo di Gemona, mai crollata completamente. «Simbolo di tenacia e della capacità di tenere duro, con la protezione della fede» gli motiva l’omaggio la sindaca Micelli. E il cardinale la indossa immediatamente. Commosso.

«Gli amici di Bologna, mezzo secolo fa, capirono alla perfezione le esigenze del nostro territorio e ci prestarono un aiuto preziosissimo», ricorda ancora la sindaca. «Con noi costruirono un ponte tra comunità che ha resistito fino a oggi, dandoci la forza per continuare a prenderci cura della terra, delle relazioni, della memoria, di chi è più fragile e rischia di essere dimenticato». Micelli riprende, poi, un concetto caro al presidente della Cei: «Nessuno si salva da solo, e il ponte con Bologna lo dimostra con chiarezza».

Solenne la celebrazione dell’Eucarestia, nel segno della riconoscenza. «Come diceva Sant’Agostino, la gioia condivisa diventa più abbondante per i singoli, riscaldando e accendendo gli animi» sottolinea Zuppi all’omelia, specificando che «ricordare non è per noi un’operazione nostalgia, che riempie di amarezza, ma è un’eucaristia, nel senso di rendimento di grazia». E sottolineando ancora una volta che la comunione è «legame che supera le distanze e ci rende tutti fratelli e sorelle: dobbiamo infatti ricordare che la fraternità è il riconoscimento concreto che il destino di ciascuno è legato al destino di tutti, che abbiamo sempre bisogno degli altri». Sotto il segno, evidentemente, della speranza cristiana.

«La speranza cristiana non è l’ottimismo di uno sguardo superficiale, istintivo, semmai è segno e anima di ricostruzione, compagna di un popolo che aveva visto improvvisamente distrutta tanta parte del suo mondo». La visita si è conclusa con un pranzo comunitario. «Con Sua Eminenza abbiamo riflettuto sulla necessità di prestare attenzione alle aree interne del Paese, come la nostra, che in tutta Italia stanno soffrendo – farà sapere la sindaca Micelli al termine della giornata –. Abbiamo molti progetti, ma abbiamo bisogno di sostegno per rafforzare la nostra resilienza». La sindaca ha spiegato che raffigurazione scelta per la croce richiama lo stesso concetto: «Anche in mezzo a un disastro come quello provocato dal terremoto c’è sempre qualcosa che resiste e da cui è possibile ripartire».
Francesco Dal Mas

Articoli correlati