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Province, via libera atteso in settimana. Sandro Fabbro: «Così non si valorizzano città e paesi»

Le Province di Udine, Pordenone, Gorizia e Trieste risorgeranno, a meno di sorprese, entro la settimana. Il disegno di legge 86 è infatti pronto per essere esaminato dal Consiglio regionale nelle giornate del 29 e 30 giugno. I relatori di maggioranza saranno Diego Bernardis (Fp), Antonio Calligaris (Lega), Andrea Cabibbo (FI), Markus Maurmair (FdI), mentre per la minoranza interverranno Manuela Celotti (Pd) e Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg).

Il dibattito di lunedì 22 in Quinta Commissione ha registrato la contrarietà di Pd, Patto per l’Autonomia-Civica Fvg e Open Sinistra Fvg. Opposizione spaccata, dunque, perché Marko Pisani (Ssk) si è dichiarato favorevole e Serena Pellegrino (Avs) ha espresso astensione. Compatta la maggioranza per il Sì, con Lega, Fedriga presidente, Forza Italia e Fratelli d’Italia. Il tema più discusso – e lo sarà anche in Aula regionale – è stato, fino ad oggi, quello dedicato a disciplinare le funzioni di area vasta, i compiti amministrativi e le materie che potranno essere attribuite in un secondo tempo alle Province con successive leggi regionali di settore, oltre all’articolo che delinea la Conferenza provinciale per l’edilizia scolastica e quella per le funzioni di assistenza tecnico-amministrativa ai Comuni.

Fino al 2016 esistevano le quattro province storiche di Trieste, Gorizia, Udine e Pordenone. Dieci anni fa sono state sostituite inizialmente dalle Unioni territoriali intercomunali (UTI). Dal 2020 ad oggi, al posto delle Uti hanno operato gli Enti di decentramento regionale (Edr). Sandro Fabbro, di Terza Ricostruzione, ha partecipato alle audizioni da parte della Regione, contestando l’impostazione del progetto regionale, giudicandolo «un ritorno a un modello amministrativo ormai superato». E ha proposto un modello alternativo basato su un sistema ispirato alle esperienze federaliste dell’Europa centrale. Ne parla sulla Vita Cattolica del 24 giugno 2026 affermando tra l’altro che «la Provincia è centrata sulle città e noi crediamo, invece, che la nostra sia una regione di paesi, piccoli e grandi. Abbiamo una ventina di centri importanti diffusi su tutto il territorio regionale e che potrebbero reggere meglio l’amministrazione del territorio. Le quattro città regionali non dovrebbero egemonizzare i loro territori, ma svolgere politiche urbane e territoriali per conto loro senza dover dipendere dai loro territori».

L’intervista con Fabbro si può leggere sulla Vita Cattolica del 24 giugno 2026

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