«La cosa che più mi commuove è il modo con cui il Signore costruisce. Non ha bisogno dei nostri progetti e dei nostri sforzi, ma solo del nostro sì a ciò che Lui fa accadere, in modo imprevisto». È il commento di Lorena Urli, la vedova del dottor Francesco Comelli, già primario di Gastroenterologia all’ospedale di Palmanova, deceduto il 23 maggio scorso. Il commento si riferisce alla raccolta dei fondi in memoria di suo marito, giunta alla bella somma di 24 mila euro, che serve per sostenere le missioni delle équipe chirurgiche italiane che opereranno all’ospedale Saint Camille, sorto nella città di Adjarra in Benin per iniziativa di Gregoire Ahongbonon, che in Costa d’Avorio, Togo e Benin ha liberato dalle catene decine di migliaia di malati di mente. E dal 21 giugno al 7 luglio scorsi si sono recati in Benin Marco Bertoli e Meri Marin. È il 30° anno che professionisti sanitari friulani passano parte delle loro ferie ad aiutare le opere di colui che è noto come il Basaglia nero.
Anche Francesco Comelli aveva collaborato con quell’ospedale durante le sue ferie lavorative e l’aveva visitato l’ultima volta a novembre 2025.
Ed è proprio Marco Bertoli, direttore del Dipartimento dipendenze e salute mentale dell’Asufc, a raccontare la specificità dell’ospedale Saint Camille D’Adjarra, che è stato fondato da Gregoire dei pazzi e che sorge ad una decina di chilometri dalla capitale Porto-Novo, anche se la sede del governo beninese è nella vicina Cotonou, affacciata sul Golfo di Guinea.
Ospedale calmieratore sui costi della sanità pubblica
«Si tratta di un ospedale – evidenzia Bertoli – dotato di 4 sale operatorie, una terapia intensiva, i reparti di Medicina generale, Oftalmologia, Oculistica, Odontoiatria, Ecografia, nonché della farmacia e di laboratori di analisi. La sua funzione è di accogliere le persone che non possono permettersi gli alti costi della sanità statale beninese che, come in quasi tutta l’Africa, ma tra l’altro anche negli Stati Uniti d’America, grava direttamente sui pazienti o sulle loro assicurazioni sanitarie. Perciò, come tutti gli ospedali promossi o sostenuti da volontari e organizzazioni legate alla Chiesa cattolica, anche il Saint Camille ha un effetto calmieratore sui costi della sanità “pubblica”. Nel contempo, la struttura svolge la funzione di Centro di riferimento per tutta la fitta rete costituita da decine di centri di accoglienza, di reinserimento, ospedali e dispensari realizzati da Gregoire a favore dei malati di mente e delle popolazioni di Costa D’Avorio, Togo e Benin».
Il ritratto di Francesco Comelli
Perciò, da pochi giorni una grande fotografia di Francesco Comelli svetta nella direzione dell’Ospedale Saint Camille D’Adjarra, quasi a rimarcare il forte legame di solidarietà che esiste ormai da oltre 25 anni tra il Friuli e l’opera di Gregoire, in particolare tra l’organizzazione di volontariato Jobel di San Vito al Torre, presieduta da don Paolo Zuttion che ha vissuto 12 anni come missionario in Costa d’Avorio, dove ha conosciuto Gregoire, per poi rientrare in Italia e assumere dapprima la direzione della Caritas di Gorizia, per essere poi nominato vicario generale dell’arcidiocesi di Gorizia il 21 ottobre scorso.















