In una fase di profonda transizione per il comparto delle costruzioni in Friuli-Venezia Giulia, segnato dalla conclusione dell’era Superbonus, l’artigianato si conferma la vera spina dorsale dell’economia regionale. I numeri indicano infatti che l’incidenza degli addetti dell’artigianato sul totale delle costruzioni in FVG raggiunge il 56,2%, posizionando la regione nettamente sopra la media italiana (45,3%).
«Ci confermiamo motore del settore edile in Friuli-Venezia Giulia – dichiara il presidente di Confartigianato Fvg, Graziano Tilatti –. Le nostre imprese si presentano anche più strutturate rispetto al panorama nazionale, con una media di 1,89 addetti. Lo dobbiamo all’agilità delle nostre aziende, capaci di interpretare e adattarsi ai tempi, ma anche alla lungimiranza della Regione Fvg. Con le leggi 8 e 9 dell’estate scorsa e i relativi bandi per l’edilizia privata, la Regione sta consentendo la rigenerazione del patrimonio edilizio sul territorio e la tenuta di un comparto che alimenta una lunghissima filiera economica».
I dati congiunturali al primo semestre 2026 – fonte Istat – registrano un calo degli occupati in tutto il settore costruzioni Fvg pari al -10,8 per cento: Gorizia -2,9%, Pordenone – 17,8%, Trieste – 21,2%, Udine -2,8 per cento. Un dato che tuttavia non è sintomo di una crisi strutturale. «Non si tratta di licenziamenti o cassa integrazione – chiarisce il presidente di Confartigianato Edilizia Fvg, Paolo Dri –. Terminato il Superbonus, le imprese estere (in particolare dai Balcani) attratte dall’impennata della domanda se ne sono andate, mentre sul territorio pesa un’elevata età media delle maestranze e i relativi pensionamenti. Il settore sta dando ancora soddisfazione grazie al Pnrr, ai lavori in coda dei bonus e all’apertura imminente di circa 800 cantieri sostenuti dai contributi regionali per l’efficientamento».
Dri evidenzia poi con forza il valore del rapporto con le banche, che vede il Friuli-Venezia Giulia al primo posto in Italia per crescita dei prestiti alle costruzioni (+14,6%, contro il -2,4% nazionale) e ai vertici per tassi favorevoli: «La maggior credibilità delle nostre imprese edili nel confronto con il sistema creditizio non è un fenomeno occasionale. In virtù degli ultimi anni proficui che abbiamo vissuto, molte imprese hanno rafforzato la patrimonializzazione delle loro società e, forti di questa solidità, stanno investendo».
«I nostri documenti contabili sono più presentabili sul mercato bancario – aggiunge il segretario generale, Enrico Eva –. La gestione prudenziale dei costi ha temporaneamente frenato le assunzioni, ma il sentiment resta positivo e confidiamo in una ripresa già a partire da settembre. Sono, invece, asfissianti le procedure per la gestione del personale, esasperate dal nuovo “badge” di cantiere. Molte imprese ci dicono: siamo a un punto di non ritorno».
Le prospettive per il futuro rimangono comunque ampie: con il 67,1% degli immobili costruito prima del 1980 e il 42,6% in classe F o G, «l’artigianato ha le competenze per contribuire a realizzare la transizione green del territorio in dialogo costruttivo con le nostre istituzioni», conclude Tilatti.















