L’inizio – «quasi per gioco» – in sella alla bici con i colori del Gruppo sportivo Varianese, a Variano, suo paese d’origine. Dividendosi anche tra pallacanestro e calcio, attività quest’ultima che per i primi quattro anni ha coltivato accanto a quella per la due ruote. Era il 1979 e Daniele Pontoni – che qualche anno più tardi sarebbe salito per due volte sul gradino più alto del podio dei Campionati mondiali di ciclocross (in Inghilterra nel 1992 e in Germania nel 1997), era un ciclista appena tredicenne.
Martedì 8 settembre, il pluricampione friulano – da cinque anni commissario tecnico della Nazionale di ciclocross e gravel – taglierà il traguardo dei 60 anni, occasione per volgere lo sguardo al passato e fare un bilancio di quella che è stata una carriera eccezionale, seppur in mezzo ci sia stato uno stop durante il quale Pontoni ha fatto altro (era il 1984 ed è volato in Argentina dalla zia, poi c’è stato il servizio militare e il diploma alla scuola alberghiera e l’inizio dell’attività lavorativa come cameriere). A quel tempo, alle spalle aveva già archiviato un curriculum di tutto rispetto, ma quando è tornato in sella, seguito dal “maestro” Luigi Del Bianco, alla sua bacheca ha aggiunto subito la vittoria al Campionato italiano come cicloamatore.

Una “rampa di lancio” che lo ha portato a correre con la “Zalf Euromobil Fior” dei fratelli Lucchetta e Fior (nella sua carriera è stato anche corridore della Uc Trevigiani). Appena otto giorni dopo aver indossato la nuova maglia societaria, Pontoni ha conquistato il primo titolo italiano (saranno 10 in tutto) nelle categorie agonistiche. «Da lì – conferma – è iniziata una serie ininterrotta di vittorie. Con grande orgoglio sono stato il primo italiano a vincere una prova di Superprestige di ciclocross». Titolo che ha poi bissato, a cui ha aggiunto – tra gli altri – una Coppa del mondo nel 1995. Pontoni – che vive a Muris di Ragogna – ha partecipato, chiudendo con un ottimo quinto posto nel “cross country”, anche alle Olimpiadi di Atlanta nel 1996.
Una volta chiusa la carriera agonistica, la bici è rimasta comunque nel suo cuore, anche se momentaneamente parcheggiata. «Per due anni mi sono dedicato ad altre esperienze – racconta –, poi ho avuto l’opportunità di creare la scuola di ciclismo fuoristrada “Mont di Bike” a Forgaria. Abbiamo appena concluso un camp, il 16° che organizziamo, per una cinquantina di ragazzi provenienti da 14 regioni italiane». La “creatura” di Pontoni – «ma il merito è dell’intero staff che sta portando avanti un ottimo lavoro», tiene a precisare – è diventata ormai un fiore all’occhiello del Fvg e punto di riferimento consolidato nel campo del ciclocross a livello nazionale e non solo. Una bella soddisfazione: offrire ai giovani la propria esperienza è, infatti, per il bi-campione mondiale, motivo di grande orgoglio. Lui che guardando alla propria carriera si dice contento del percorso fatto. «Al di là dei successi e degli errori, che mi sono comunque serviti nella crescita, rivedo le caratteristiche di noi friulani: grande caparbietà e forza di volontà, oltre alla voglia di raggiungere certi risultati, anche quando questi sembrano impossibili da ottenere».

Valori che lo hanno accompagnato nella sua vita da agonista (con oltre 250 competizioni vinte) e che oggi continuano ad essere il filo conduttore dell’impegno che lo vede dividersi tra la sua scuola e la guida della Nazionale.
Monika Pascolo















