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Castelmonte 50 anni dopo. Dal primo invito di Battisti a quello di Lamba

«Un fiume di pellegrini alla Madone di Mont». Così titolava La Vita Cattolica del 18 settembre 1976 l’articolo in cui raccontava la prima, storica, edizione del pellegrinaggio diocesano. Un pellegrinaggio fortemente voluto dall’arcivescovo Battisti, che assieme ai preti del terremoto era ben conscio che dalle macerie si può uscire solo facendo leva su una rinnovata coscienza morale. Rivolse un invito, l’Arcivescovo. «Chissà – si chiedevano tutti, come riportava il settimanale diocesano – se la gente verrà». Era una “prima volta” e pochi mesi prima già due grandi adunate avevano caratterizzato l’estate terremotata: la Messa dei Patroni ad Aquileia (mons. Duilio Corgnali, all’epoca, raccontò di cinquemila persone) e la manifestazione di protesta a Trieste il 16 luglio, con 2500 friulani. Battisti invitò formalmente la popolazione al pellegrinaggio a Castelmonte, sempre tramite “La Vita Cattolica”.

Battisti fuori dalla caserma Goi-Pantanali di Gemona, 4 settembre 1976. Il primo a destra è don Corgnali

Pochi giorni prima, Battisti fuori dai cancelli a Gemona

Un invito de facto fu sicuramente l’eclatante scena di quattro giorni prima, il 4 settembre, quando Battisti rimase fuori dai cancelli della caserma Goi-Pantanali di Gemona, dove si stava svolgendo un vertice con il Presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il commissario straordinario Giuseppe Zamberletti. La vulgata narra di un Vescovo che scelse di stare fuori, con la popolazione. In realtà – come raccontò lo stesso Battisti su “La Vita Cattolica” dell’11 settembre e come riportano alcuni testimoni presenti sul luogo – egli arrivò in ritardo e, alla richiesta di entrare in caserma assieme a rappresentanti della popolazione, giunse risposta soltanto un’ora dopo, quando ormai la riunione era terminata. Un piccolo incidente diplomatico che valse all’Arcivescovo la stima della popolazione e le scuse successive di Andreotti.

La gente non dimenticò quel Vescovo “al di qua dei cancelli”, tanto da seguirlo anche a Castelmonte. «Verrà gente?», appunto. «8-9.000 persone sono state calcolate da quattro esperti», ricordò il settimanale diocesano. «E se a queste si aggiungono le presenze individuali, fuori orario, bisogna dire che in santuario c’è stato un enorme movimento di 12.000 persone», partecipanti «con entusiasmo composto, religioso, consapevole».

Battisti a Castelmonte (in uno dei pellegrinaggi successivi)

«Cerchiamo la segnaletica stradale della vita»

In cima, ecco le parole – attesissime e consegnate poi alla storia – di mons. Battisti, che nell’omelia esordì affermando che «Siamo venuti a cercare la segnaletica stradale. Nelle strade del mondo è importante che i cartelli siano bene orientati; se qualcuno li rovescia, si sbaglia strada, si arriva alla direzione opposta. Così nella strada della vita». Ci immaginiamo un silenzio straordinario, sul piazzale del Santuario, con gente assiepata in ogni angolo, gli orecchi tesi agli altoparlanti. «Il terremoto è un terribile mistero doloroso. Pregando e confrontando i fatti colla Parola di Dio, possono diventare “misteri luminosi” che attuano nella nostra vita il disegno del Signore».

Significative anche le parole pronunciate da Battisti al termine della celebrazione. «Nelle nostre città è aumentata la circolazione al punto che non si può lasciare l’auto dove si vuole. Ogni tanto si trova un cartello colla scritta: “Divieto di sosta”. Così anche nella vita. Sembrerebbe comodo fermarsi ai posteggi del denaro, del piacere, dell’egoismo, del potere. Sono posteggi pericolosi. Divieto di sosta: rischieremmo di non trovar più libera la via che conduce all’eterna vita».

Da ieri a oggi

Sarà così anche quest’anno, a 50 anni di distanza. Il terremoto è sì un ricordo, ma tutt’altro che sbiadito. Inoltre, ed è ciò che più sorprende, lo scorso maggio a Gemona c’è stata la testimonianza che sono i più giovani a guardare con curiosità e sano orgoglio a quanto avvenne dopo il sisma. Anche loro, che non erano presenti nel ’76, martedì 8 settembre potranno salire a Madone di Mont, e saranno i benvenuti. Con loro, una Chiesa certamente diversa, sicuramente meno numerosa, che tuttavia si propone di essere un lievito di speranza per la società friulana del 2026.

A Carraria alle 14.30, Messa alle 17

Martedì 8 settembre il pellegrinaggio diocesano a Castelmonte inizierà alle 14.30 dinanzi alla chiesa di Carraria, a Cividale del Friuli, da dove l’arcivescovo mons. Riccardo Lamba benedirà i pellegrini. Alle 16.30 l’arrivo nel piazzale del Santuario, dove alle 17 mons. Lamba presiederà la Santa Messa. Il canto del Magnificat accompagnerà la preghiera di affidamento della Chiesa di Udine alla Vergine di Castelmonte.

Chi si recherà direttamente in santuario – facendo attenzione alle limitazioni al traffico – troverà fin dalle 15 dei sacerdoti disponibili per le confessioni. Alle 16, in attesa dell’arrivo dei pellegrini a piedi, sarà pregato il Santo Rosario.

G.L.

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