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I pensionati ex Carifvg nel Friuli del terremoto: memoria e rinascita

Ci sono giornate che vanno oltre una semplice gita. Giornate nelle quali i luoghi visitati diventano occasioni per incontrare storie, persone e una parte della propria identità. È stato così per la tradizionale uscita dell’Associazione dei pensionati dell’ex Carifvg, che quest’anno ha condotto numerosi ex colleghi alla scoperta di Illegio, Portis e Venzone, in un Friuli che, a cinquant’anni dal terremoto del 1976, continua a custodire la memoria di ciò che è stato e della straordinaria rinascita che ne è seguita.

La prima tappa è stata Illegio, con la visita alla mostra d’arte “Il Dialogo”, dove l’arte si propone come luogo di incontro tra epoche, persone e sensibilità diverse e il dialogo non è soltanto quello tra le opere. È un invito ad aprirsi all’altro, ad ascoltarlo e a riconoscere in lui una ricchezza. Un messaggio che ha accompagnato idealmente anche le tappe successive della giornata.

Da Illegio il gruppo ha raggiunto Portis di Venzone, dove Aldo Di Bernardo, fabbriciere del Duomo di Venzone, ha raccontato la storia del paese prima e dopo il terremoto. Prima del 1976 Portis era un paese vivo, con circa mille abitanti, una scuola, negozi, servizi, il casello ferroviario e una posizione importante lungo il Tagliamento, percorso dalle zattere che scendevano dalla Carnia con il legname. Poi arrivò il 6 maggio 1976. Le scosse e le frane della montagna sovrastante devastarono il paese, colpendo anche la chiesa e il cimitero. Le successive scosse di settembre completarono la ferita di una comunità già duramente provata. L’abitato venne poi trasferito più a nord, in una zona più sicura. Portis, tuttavia, non è stato cancellato dal cuore dei suoi abitanti, che ancora oggi vi ritornano e ne custodiscono prati, orti, ricordi e tradizioni.

Il percorso è quindi proseguito a Venzone, con la visita al museo Tiere Motus, guidata dall’architetto Giorgio Dri. Fotografie, documenti e testimonianze hanno raccontato la tragedia del terremoto, ma anche la straordinaria capacità del Friuli di reagire. Di fronte alle macerie nacque una grande opera di ricostruzione, sostenuta dalla solidarietà di tante persone e comunità italiane e straniere. Venzone divenne uno dei simboli di questa rinascita: le pietre degli edifici furono recuperate e ricomposte, là dove possibile, quasi a ricucire la storia interrotta.

Il Duomo di Sant’Andrea Apostolo, ricostruito dopo la distruzione, rappresenta ancora oggi questa volontà di non arrendersi. Non soltanto un monumento restituito alla sua bellezza, ma il segno concreto di una comunità che ha saputo rialzarsi senza dimenticare.

La scultura di Franco Maschio che richiama la sofferenza e la rinascita dopo il sisma

La giornata si è conclusa con il pranzo all’Hotel Carnia e una visita alla Latteria di Venzone, in un clima di amicizia e convivialità.

Ma il valore di questa esperienza va oltre l’aspetto turistico. Illegio, Portis e Venzone hanno raccontato tre parole che si richiamano a vicenda: dialogo, memoria, rinascita.
Ricordare non significa rimanere prigionieri del passato, ma dare un volto alla speranza del futuro.

Bruno Temil

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