Ci sono parole che raccontano molto più di ciò che significano: custodiscono memorie, tradizioni, esperienze e un modo di guardare il mondo. E, quando appartengono a una lingua come il friulano, diventano una lente per leggere una comunità e il suo tempo. È da questa intuizione che nasce “Intant bundì!”, il nuovo libro di William Cisilino, in edicola fino al 21 ottobre con il Messaggero Veneto.
Il volume raccoglie l’ultima manciata di parole friulane apparse sulla rubrica “La Peraule de setemane” del quotidiano friulano e conclude una fortunata esperienza editoriale che, nel corso degli anni, ha trasformato quasi 400 parole friulane in altrettanti punti di partenza per raccontare il Friuli e i friulani di oggi.
Dopo “O sin dal gjat”, “Mi capìs ben me” e “Ognun al bale cun sô agne”, anche questo nuovo volume sceglie dunque la lingua friulana come punto di osservazione privilegiato. Ma il vero protagonista non è soltanto il patrimonio linguistico: sono le persone, le storie, le contraddizioni e i piccoli e grandi paradossi della realtà che quelle parole riescono a evocare. A rendere ancora più immediato e vivace questo incontro tra parola e racconto sono le illustrazioni di Daniel Cuello, fumettista e disegnatore tra i più apprezzati della scena contemporanea italiana.
Come scrive Alessio Screm nella presentazione del volume, Cisilino possiede “la rara capacità di prendere una parola e farla diventare la chiave per interpretare quanto accade”. Il punto di partenza può essere un termine antico, magari rimasto in uso per generazioni, oppure una parola entrata da poco nel dizionario friulano. Da lì, bastano poche righe per ritrovarsi al centro di una storia.
E sono storie che appartengono alla realtà, anche quando sembrano uscite dalla fantasia: burocrazie incomprensibili, decisioni politiche strampalate, storie paesane di ordinaria follia. La “peraule” diventa così un pretesto per osservare il Friuli con curiosità e, soprattutto, con ironia. È proprio nello sguardo ironico che, secondo Screm, si trova una delle caratteristiche più forti di queste pagine: “Cisilino commenta senza sentenziare, propone un punto di vista senza imporre giudizi, pensa per invitare a pensare. E lo fa affidandosi agli strumenti che gli sono più congeniali: la battuta, il capovolgimento, la stoccata e, quando serve, il sarcasmo”.
Ma “Intant bundì!” riserva anche una sorpresa. In appendice trova spazio infatti un vero e proprio “libro nel libro”: un viaggio in oltre 4.000 anni di storia del Friuli, raccontati grazie a 14 parole-chiave. È un percorso che attraversa epoche, popoli, vicende e trasformazioni della terra friulana, scegliendo ancora una volta la lingua come filo conduttore. Le parole diventano così una lente con cui rileggere una storia lunga e complessa, fatta di incontri e cambiamenti che hanno contribuito a costruire il Friuli di oggi.
Con “Intant bundì!” si chiude dunque una lunga esperienza nata sulle pagine del Messaggero Veneto, quella de “La Peraule de setemane”. Ma in realtà il rapporto tra le parole friulane e Cisilino non si è interrotto: semplicemente, ha cambiato forma. La rubrica, infatti, ha lasciato il posto, sempre di domenica, alla “Foto de setemane”. A raccontare il Friuli non è più una singola parola, ma un’immagine, alla quale viene data voce sempre rigorosamente in marilenghe. Un cambio di prospettiva che conserva però lo stesso gusto per l’osservazione del presente e che, settimana dopo settimana, continua a incontrare l’attenzione dei lettori.
L’autore, William Cisilino, è nato a Udine nel 1974. Laureato in Giurisprudenza, dirigente pubblico, giornalista, è stato vicepresidente dell’NPLD, la rete europea delle lingue minoritarie. Nel 2025 ha vinto il Premio internazionale “Ramon Llull”. È autore di vari saggi sulla tutela giuridica delle minoranze linguistiche in Italia e in Europa.














