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Ascoltati in Regione gli 11 Comuni veneti che guardano al Friuli-V.G.

Un confine che sulla carta divide due regioni, ma che, se nella vita quotidiana è sottile e permeabile, di fatto crea disparità economiche e sociali tra i cittadini che vivono tra i due lati. È il quadro rappresentato dai sindaci dei Comuni veneti confinanti con il territorio friulano alla V Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Diego Bernardis (Fedriga presidente). All’appuntamento anche l’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti.

Le audizioni sono state proposte dal consigliere regionale Markus Maurmair (Fratelli d’Italia) per accendere i riflettori sulle istanze di quei Comuni che guardano con interesse a un rapporto più stretto con il Friuli Venezia Giulia: Annone Veneto, Cinto Caomaggiore, Concordia Sagittaria, Fossalta di Portogruaro, Gruaro, Portogruaro, Pramaggiore, San Michele al Tagliamento, San Stino di Livenza, Teglio Veneto e Caorle, oggi non presente.

“Negli anni – ha spiegato Maurmair – ho intercettato le difficoltà provenienti da questi territori, con i quali ci sono delle continuità: dall’amministrazione della giustizia di competenza del Tribunale di Pordenone alla comune diocesi di Concordia-Pordenone, dalla tutela della minoranza linguistica friulana alle collaborazioni nei servizi come il trasporto pubblico locale e il sistema idrico integrato. È opportuno che il Consiglio regionale del Fvg sia a conoscenza e rifletta sulla situazione, senza alcuna volontà di sollecitare prese di posizione”.

Il consigliere ha, poi, illustrato alla Commissione le alternative proposte in uno studio realizzato dalla fondazione Think Tank Nord Est: il mantenimento dello status quo; gli accordi di territorio come avvenuto tra Veneto, Lombardia e Trentino Alto-Adige; il referendum comunale per il cambio di Regione.

A supporto del dibattito, la fondazione ha evidenziato i numeri di quanto potrebbe accadere: il Fvg vedrebbe un incremento demografico e della superficie vicino all’8%, una crescita del 7,5% del valore aggiunto; per le casse regionali si stima un extra-gettito di circa 172 milioni di euro dalla compartecipazione Irpef (+6,6%) e altri 18,5 milioni dall’addizionale regionale (+7,7%), oltre alle quote su Iva e Ires; per Comuni e cittadini veneti, l’approdo in una Regione ad autonomia speciale garantirebbe bilanci più solidi, maggiori capacità di spesa municipale e la possibilità di accesso a misure come gli incentivi per i carburanti, la prima casa, l’efficientamento energetico.

“Non è solo una questione di disparità per cittadini e imprese. Il mandamento di Portogruaro – ha esordito il sindaco di Gruaro, Giacomo Gasparotto – è in continuità territoriale con il Pordenonese, mentre Venezia è lontana. Bisogna che Stato e Regioni su questa partita si impegnino. Da questo momento in poi non si può tornare indietro”.

“Poniamo alla vostra attenzione una sofferenza che è prima dei cittadini, che degli amministratori. Tra il Portogruarese e il Pordenonese c’è un confine osmotico”, ha aggiunto Luigi Toffolo, sindaco di Portogruaro.

Gianluca Falcomer, sindaco di Cinto Caomaggiore, Comune che già nel 2006 votò a favore del referendum per il passaggio al Fvg con un iter poi arenatosi in Parlamento, ha ricordato che “di questa questione se ne parla dal 1946. C’è una fusione reciproca tra l’area di Portogruaro e il Pordenonese: dalla cultura, alla scuola, alla sanità e nei prossimi anni, causa anche l’inverno demografico, il rapporto diventerà ancora più forte e bisogna sfruttarlo. È con noi che il Fvg deve rapportarsi per guardare a cosa vuole fare da grande”.

Dal versante trevigiano, Arnaldo Pitton, sindaco di Meduna di Livenza, ha posto l’accento sul fattore economico: “Sono venuti meno i sostegni pubblici che avevamo fino a qualche anno fa, c’è la voglia dei miei cittadini di passare al Fvg”.

Tra gli auditi anche due consiglieri regionali del Veneto. Rosanna Conte si è detta fiduciosa sulla possibilità di “trovare degli accordi economici tra le due Regioni per equilibrare le disuguaglianze, coordiniamoci”, mentre per Alessio Morosin “va giocata una partita ad alto livello, unendo le realtà territoriali e creando una macroregione autonoma delle Venezie”.

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