Dramma, domenica sera, in Porto Vecchio a Trieste. Due ragazzi sono deceduti a causa di un vasto incendio divampato nel magazzino 18 dove solitamente trovano rifugi di fortuna i migranti provenienti dalla rotta balcanica. Le vittime sono una ventunenne di San Daniele del Friuli, nota ai servizi di Salute mentale di Udine, e un 23enne marocchino con precedenti penali, destinatario di un decreto di espulsione. Sono morti intossicati dal monossido. A ucciderli un falò acceso al pianterreno da 4 altri giovani marocchini che avevano trovato riparo nella struttura. Mentre questi sono riusciti a scappare e mettersi in salvo, probabilmete i due ragazzi sono rimasti intrappolati e non sono riusciti a mettersi al riparo dalle fiamme. Le cause del rogo sono ancora tutte da chiarire. L’accesso alla struttura, come altre nell’antico scalo, risulta interdetto già da tempo.
Ma le morti di due giovani hanno acceso la polemica in città. Il direttore della Caritas di Trieste, padre Giovanni La Manna, parla di “profonda indignazione”. Il Consorzio italiano di solidarietà – Ufficio rifugiati Onlus la definisce “una tragedia annunciata”. Vittime che “si potevano evitare”, rincara la dose la senatrice dem Tatjana Rojc. “Trieste e i triestini non possono più accettare fatti come questo”, sostiene il presidente della Barcolana, Mitja Gialuz, che di recente ha annunciato la sua disponibilità a candidarsi sindaco di Trieste con il centrosinistra. Secca la replica del presidente del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: “Di fronte a una simile tragedia, le polemiche emerse in queste ore cadono del tutto. Risulta infatti preoccupante, oltre che vergognosa, la responsabilità di alimentare contrasti politici a fronte della drammatica perdita di due vite umane, tra le quali quella di una cittadina italiana”.
Padre Giovanni La Manna, direttore della Caritas di Trieste, in una dichiarazione rilanciata dal Sir, l’agenzia dei vescovi italiani ha sottolineato: “Sapere che, in questo momento, a Trieste ci sono posti liberi nel circuito di accoglienza rende ancora più doloroso quanto accaduto e pone una questione grave, che chiede di essere affrontata con urgenza”.
Ieri sera una manifestazione “spontanea”, “con i fiori in mano” e “la rabbia dentro”, è stata promossa in piazza Libertà a Trieste.
Nella piazza vicino alla Stazione centrale, dove solitamente si radunano persone che giungono in Italia attraverso la rotta balcanica, si sono incontrati giovani, cittadini, migranti e associazioni che si occupano di accoglienza, per porre l’accento sulle difficoltà a cui vanno incontro gli stranieri che arrivano in città e per sottolineare che gli edifici fatiscenti di Porto Vecchio talvolta “sono l’unica risorsa per queste persone”. Circa 250 i presenti secondo una stima della Questura.
Dopo l’incontro in piazza i manifestanti hanno attraversato la strada e si sono diretti verso il “Mercato della stazione”, un edificio che secondo una proposta potrebbe essere utilizzato per dare assistenza pubblica di bassa soglia ai migranti.















