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Rifiuti, Friuli virtuoso, ma attenti ai traffici illeciti

Secondo il comandante del Noe dei Carabinieri, Maurizio Ferla, in Friuli - Venezia Giulia la gestione del ciclo dei rifiuti è virtuosa, ma che non si può abbassare la guardia perché potrebbe diventare meta di traffici illeciti, dato l'attuale scenario nazionale e internazionale". "Anche qui registrato la presenza di capannoni vuoti che sono stati stipati di rifiuti, specialmente di plastiche e di gomme”

Rifiuti, Friuli virtuoso, ma attenti ai traffici illeciti

''Il Friuli Venezia Giulia è una regione virtuosa sotto il profilo della gestione del ciclo dei rifiuti, ma non si può abbassare la guardia perché potrebbe diventare meta di traffici illeciti, dato l'attuale scenario nazionale e internazionale''. Lo ha detto oggi a Udine il generale Maurizio Ferla, comandante del Comando Carabinieri nazionale per la tutela ambientale, nell'incontro con la stampa al Noe (Nucleo operativo ecologico) locale in occasione della tappa friulana del suo giro di conoscenza del personale lungo la penisola. ''La situazione nazionale ci crea qualche problema e non possiamo escludere che questi problemi prima o poi interessino il Friuli Venezia Giulia - ha spiegato Ferla -, tenuto conto che contingenze nazionali e internazionali hanno in qualche modo fatto da volano a un certo tipo di traffici illeciti".

Anche il Friuli, dunque, è una regione da tenere sotto controllo, perché, ha affermato Ferla “abbiamo anche qui registrato la presenza di capannoni vuoti che sono stati stipati di rifiuti, specialmente di plastiche e di gomme”.

Da circa due anni e mezzo a questa parte, ha precisato, "la chiusura dei mercati del Sud est asiatico a plastiche e gomme ha comportato a chi doveva in qualche modo smaltire illecitamente questi rifiuti - non necessariamente organizzazioni mafiose - l'esigenza di affittare o occupare abusivamente dei capannoni industriali dismessi. La 'bomba ecologica' - ha proseguito - viene dunque ammassata in questi stabilimenti che, nella migliore delle ipotesi - ha concluso - vengono abbandonati, quando non incendiati''.

Sulla possibilità di infiltrazioni mafiose nella gestione del ciclo dei rifiuti, il generale Ferla ha sottolineato che ''questo genere di traffici sembra più materia di 'White-collar Crime' che di organizzazioni mafiose, le quali spesso non hanno i contatti e le coperture necessarie''. Negli ultimi due anni, ha poi ricordato il generale, risulta che il 45% dei casi di incendi dolosi si registra nell'Italia settentrionale, con picchi in Piemonte, Lombardia e nel vicino Veneto, ''dove - ha precisato - nell'ultimo biennio i casi di incendi di capannoni sono stati ben 27, di cui 9 dolosi''. Il comandante ha poi sottolineato che ''in tutto il Nord, e anche qui nel Nordest, abbiamo sempre lavorato a stretto gomito con tutti i comandi provinciali dell'Arma territoriale''. Un'attività con uno sguardo a 360 gradi, dal livello nazionale a quello internazionale, ''svolta sempre con il collante investigativo nel Reparto Operativo nazionale di stanza a Roma - ha spiegato -, facendo ispezioni e operando sequestri sul territorio, ma anche avvalendoci di semplici, ma utili segnalazioni da parte della cittadinanza, relative a qualche situazione anomala, come, ad esempio, movimenti di autocarri in aree industriali dismesse''. Il generale ha poi ricordato che il Titolo VI bis del codice penale, noto come ''Ecodelitti'' e introdotto nel 2015 con la legge 68, ha ampliato molto in raggio d'azione del Comando per la tutela ambientale. ''Ha altresì ampliato anche gli strumenti procedurali a nostra disposizione". Oggi, infatti, ha concluso, "possiamo usare le intercettazioni telefoniche solo per i delitti ambientali o agire sotto copertura, attività che prima dell'introduzione di quella norma non erano possibili''.

Fonte: Ansa
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