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L'editoriale

Bon principi

di don Daniele Antonello
Pubblicato su “La Vita Cattolica” del 3 gennaio 2024

L’augurio che siamo abituati a farci in Friuli per il nuovo anno è «Bon principi!», ovvero «che possa essere un buon inizio d’anno». È un auspicio che porta con sé tanta speranza. Eppure guardandoci indietro ci lasciamo alle spalle un altro anno faticoso. Conclusa l’emergenza pandemica che ha cambiato il volto sociale e relazionale in tutti i suoi aspetti, si sono aperte due guerre fratricide drammatiche – una nel cuore dell’Europa e l’altra in Medio-Oriente – segnando nuovamente il contesto globale. Ma questi sono solo gli ultimissimi stravolgimenti di cui facciamo esperienza. In effetti, se proviamo a rivolgere lo sguardo agli ultimi vent’anni, non possiamo non riscontrare tutta una serie di altre emergenze mondiali che hanno cominciato a definire la nostra epoca come la “società degli shock”: nel 2001 lo shock del rapporto tra le culture; nel 2008 lo shock finanziario ed economico; nel 2020 lo shock sanitario; e appunto nel 2022 e nel 2023 lo shock bellicista. Questi continui colpi improvvisi sono stati racchiusi dalle scienze sociali in cinque grandi famiglie: economica (disoccupazione, bolle finanziarie, deflazione, crisi fiscale), ambientale (cambiamento climatico, eventi atmosferici estremi, disastri naturali, perdita della biodiversità), geopolitica (attacchi terroristici, distruzioni di massa, collassi nazionali, conflitti bellici), sociale (migrazioni, instabilità sociale, crisi alimentari, epidemie, violenze) e tecnologica (furti di dati, attacchi informatici, breakdown infrastrutturali). Secondo il sociologo Mauro Magatti queste forme di rischio dalle conseguenze catastrofiche sono addebitabili ad un investimento sempre maggiore di quote crescenti del pianeta, andando a provocare nuove complessità, incertezze e lo scatenarsi di vere e proprie scosse violente dentro l’organizzazione sociale.

E l’avvertimento degli studiosi è che se non si cambia rotta questo continuerà ad essere il futuro, compromesso da situazioni continuamente emergenziali.

Certo, mi sono soffermato esclusivamente ad uno sguardo globale. Ma se proviamo a rimpicciolire il campo sul nostro territorio friulano non possiamo non notare delle corrispondenze (pensiamo solo ai vari momenti di crisi ambientale, sociale, sanitaria, economica di questo ultimo anno) con delle evidenti ricadute sulle famiglie o sulle singole persone, infragilite e incattivite da complessità di difficile gestione e risoluzione.

Che cosa ha ancora da dire, dunque, il messaggio cristiano in un tempo così complesso? In queste tempo natalizio stiamo contemplando l’Emmanuele, il Dio con noi. Gesù il figlio di Dio si è fatto uomo entrando nella Storia, in questa storia, non in un’altra idealizzata e più romantica. Il nostro Dio si è consegnato all’indifferenza e alla violenza del mondo, sperimentando da subito le difficoltà del vivere, nato in una stalla e obbligato a fuggire velocemente in Egitto insieme alla sua famiglia. Eppure si è lasciato avvolgere da un abbraccio caldo e avvolgente della Madre come misura di quell’amore disarmato e donato per noi. Si è fatto adorare dai poveri del momento – i pastori – e dai cercatori di senso – i Magi. Lì, in quella situazione Egli diventerà la cifra della salvezza operata per tutta l’umanità, come contempliamo nell’Epifania.

Nel contesto odierno, insieme alla fede nel Dio con noi, credo che la virtù teologale che più faccia al caso nostro sia la speranza. Diciamoci la verità: forse delle tre è la più difficile da considerare, soprattutto nelle fatiche e nelle instabilità. Ma in situazioni complicate è la più incoraggiante.  Alcuni anni fa Papa Francesco in un omelia a Santa Marta ha ricordato che la speranza dovrebbe essere per il cristiano come l’aria che si respira. Essa è una virtù umile poiché, riprendendola tutti i giorni, lavora in noi nelle piccole cose e con la forza dello Spirito Santo ti àncora ad una vita in Cristo, senza farti mai scivolare nella disperazione, ed aiutandoti a trovare la creatività del soffio di Dio per inventare soluzioni nuove e fantasiose.

Forse allora i nostri vecchi avevano ragione. “Bon principi” ha il sapore di un futuro rigenerato dalla speranza: tenuto conto anche dei fallimenti passati, ti fa intravvedere delle possibilità buone e nuove di costruzione del tempo che verrà. Vivendo di una speranza rinnovata, ciascuno, con la forza della carità di Cristo, possa metterci del proprio – nelle relazioni, nel contesto familiare e collettivo – per una società più umana, più giusta, più equa. È l’augurio che facciamo a ciascuno dei nostri lettori: nonostante tutto, sia un anno dal buon inizio. Auguri di buon anno.

Don Daniele Antonello

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