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Chiesa

Chi è sostenuto dalla speranza ha ali per costruire la pace

Capodanno di preghiera. L’Arcivescovo mons. Andrea Bruno Mazzocato ha consegnato il Messaggio del Papa. Te Deum in Cattedrale, Marcia della pace a Zuglio, S. Messa a Castelmonte.

In Cattedrale a Udine, per il solenne Te Deum di fine anno, a dire grazie per i doni del 2019, o in marcia, la notte del 31, tra canti, letture e testimonianze di pace, sui passi illuminati dalla luce delle torce, verso la pieve madre di Zuglio, che dall’alto veglia su tutta la Carnia. Infine, al cospetto della Vergine di Castelmonte, il 1° gennaio. Tantissimi friulani si sono raccolti in preghiera attorno al loro Pastore tra martedì 31 dicembre, a Udine prima e in Carnia poi, e il primo gennaio gennaio, solennità di Maria Santissima Madre di Dio e Giornata mondiale della Pace, a Madone di Mont. «Sono costruttori di pace coloro che sono sostenuti nel cuore da una forte speranza», ha ricordato loro mons. Andrea Bruno Mazzocato richiamando nelle diverse occasioni vari passaggi del Messaggio di Papa Francesco per la 53ª Giornata per la pace. «Sperare nella pace è la forza che sostiene nei momenti di doloroso conflitto e fa lottare per trovare una soluzione», ha detto nell’omelia della S. Messa di fine anno in Cattedrale, richiamando le parole del Papa: «La speranza è la virtù che ci mette in cammino, ci dà le ali per andare avanti, perfino quando gli ostacoli sembrano insormontabili».

Quante volte però la speranza può essere soffocata? Da stati d’animo di paura, di rassegnazione, dalla tendenza a credere che le cose possano andare sempre male, se non peggio.

«Questi stati d’animo sono tentazioni che spingono a ritirarsi nel proprio privato – ha proseguito l’Arcivescovo –, per salvaguardare “almeno il proprio benessere personale”, e a non sentirsi membri di una famiglia più grande nella quale ognuno può e deve dare il proprio contributo per far crescere serenità e pace».

La speranza «è una virtù che va tenuta viva e alimentata nel nostro animo», ha insistito mons. Mazzocato. Perché «solo chi è sostenuto dalla virtù della speranza ha, come dice il Papa, “ali per andare avanti”».

E cos’è che nutre la speranza? La memoria. È la seconda parola-chiave che cita Papa Francesco, ricordando quanto sia preziosa, ad esempio, la testimonianza che continuano ad offrire i sopravvissuti ai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki. «La memoria nutre la speranza perché tiene viva la coscienza di quanto terribile sia l’inferno in cui l’umanità può cadere quando rinuncia alla pace». La memoria, ancora, «non ci fa perdere il ricordo di grandi testimonianze di uomini e donne che, anche in mezzo all’inferno della guerra, hanno continuato a lottare per la pace. Sono stati uomini e donne di speranza».

L’Arcivescovo ha infine invitato a riflettere sul tema della conversione ecologica, caro anche a Papa Francesco e «una delle attenzioni più sentite dalla persone e dai mezzi di comunicazione». «Per vivere una sana ecologia – ha sottolineato mons. Mazzocato – è necessario innanzitutto ricordare che tutto l’universo e la nostra terra vengono dalla bontà, onnipotenza e fantasia del nostro Dio Creatore e tutto è orientato a sua lode e gloria». Questo “ordine” troppe volte è «disatteso» osserva l’Arcivescovo, tra gli stessi cristiani. «I discorsi e gli eventi a favore di una buona ecologia non si concludono normalmente pregando, come Francesco: “Laudato sii, o mi’ Signore” a lode e gloria di Dio Padre. È compito di noi cristiani e della Chiesa – ha esortato mons. Mazzocato –, per evitare di coltivare una sensibilità ecologica ancora una volta disordinata, mantenere vivo il riferimento a Dio Creatore, principio e fine di tutto il creato».

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