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L'editoriale

Coltivare mente e cuore

Le recenti indicazioni del Card. Zuppi all’Assemblea della CEI e i suggerimenti del nostro arcivescovo Riccardo Lamba, motivano a ripensare il tema del rapporto della Chiesa con la cultura per immaginare percorsi con cui riaffermare e rilanciare l’idea di una pastorale della cultura. Cultura, come recita il Dizionario della lingua italiana, ha la stessa radice di coltivare: un indizio chiaro sul compito che spetta da sempre agli uomini e alle donne che nella storia sono generatori di cultura. Coltivare il pensiero, libero da pregiudizi per costruire il pluralismo; profondo, per superare la superficialità; critico, per scoprire la verità ed acquisire consapevolezza; originale, per trovare soluzioni inedite ai problemi che affliggono la condizione umana. Coltivare il cuore, nella volontà di aprirsi agli altri cercando ciò che accomuna; nella capacità di rispondere ai bisogni dei molti poveri; nella sapienza di comprendere con empatia le situazioni personali; nel discernimento delle scelte per il Bene; nella partecipazione alla vita sociale per riappropriarsi del sentimento di comunità.

Se è chiaro il compito, non di meno forti devono essere le ragioni. Viviamo in un contesto culturale la cui complessità rappresenta una sfida, per tutti e per ciascuno. In famiglia, nell’ambiente di lavoro, negli spazi dedicati al tempo libero. L’ignoranza, soprattutto come disinteresse verso la conoscenza, da cui si genera la condiscendenza al “pensiero unico” e la pigrizia nel riconoscere che la diversità di pensiero è necessaria all’interpretazione della realtà; l’indifferenza, da cui discende la chiusura egoistica che allontana dalla consapevolezza della connessione degli esseri umani tra loro e con l’ambiente e dall’impegno alla cura; il relativismo, da cui deriva l’incertezza nel decidersi per i valori autentici; l’aggressività, da cui germinano il seme della violenza e l’incapacità a costruire la pace; il materialismo, da cui discende l’abbandono della spiritualità che impedisce di alzare gli occhi verso il Cielo e di ascoltare l’appello del cuore che anela alla vera felicità.

Coltivare la mente ed il cuore è un compito che spetta a tutti nella Chiesa, un compito missionario. Perché la Chiesa tutta è chiamata ad annunciare il Vangelo nella realtà, nelle esperienze, nelle esistenze. Nel tempo dell’evidente fine “societas cristiana”, la Chiesa “in uscita” è e deve essere animata dalla volontà di “portare” il Vangelo a tutti nelle situazioni di vita di ciascuno. La cultura, come l’insieme di tutto ciò che nasce dalla riflessione, dalla produzione e dalla storia umana, deve diventare per la Chiesa il “luogo” ove essere presente con la sua ricca sapienza. Cultura e Chiesa sono chiamate ad intrecciare i loro percorsi. La cultura ha bisogno della Chiesa per riconoscere le sue radici cristiane e riaffermare il valore della vita, della dignità della persona umana, della solidarietà verso gli ultimi, della giustizia dei diritti, della pace tra i popoli, della speranza nel futuro. La Chiesa ha bisogno della cultura per non chiudersi in un “recinto sacro” che esclude la ragione scientifica, la riflessione del pensiero laico, le sollecitazioni che vengono dal mondo sociale, e per abilitarsi sempre più a dialogare e a collaborare con tutti per l’edificazione di quel Regno di Dio e il raggiungimento di quella beatitudine di cui è garante Dio stesso nella persona di Gesù e per l’azione dello Spirito.

La Chiesa nella cultura può svolgere il ruolo di orientatore, con umiltà e nel rispetto di tutti. Perché la cultura in cui viviamo è certamente ricca di stimoli e proposte, ma quella ricchezza rischia di deteriorarsi in confusione e incertezza. Al Vangelo la Chiesa può attingere quella sapienza che la abilita a “leggere i segni dei tempi” per individuare modi, linguaggi, situazioni in cui accompagnare uomini e donne a considerare i talenti come doni; a costruire i ponti della comunione nelle diversità; ad educarsi ed educare affinché tutti e ciascuno siano liberi e responsabili nel realizzare la propria vocazione; a porsi l’interrogativo etico sulle ricerche e sulle innovazioni; all’accoglienza e all’ascolto non giudicante anche delle situazioni più difficili.

La Chiesa nella cultura è chiamata a quella testimonianza nel servizio alla promozione di una umanità consapevole, desiderante, amante per riverberare il volto di un Dio fedele e innamorato dell’umanità; a rinnovarsi accettando la sfida d’essere “piccolo gregge”; ad immaginarsi con creatività nel futuro per poter essere ancora porto in cui accogliere gli uomini e le donne di oggi nei quali non si è mai spento il desiderio di spiritualità.

Coltivare la mente e il cuore: una missione possibile per la Chiesa che assume lo sguardo di Dio sulla cultura, sa vivere con fiducia e speranza la sfida di portare la “buona notizia” nelle molteplici esperienze degli uomini e delle donne per costruirvi un mondo umano in cui vivere da fratelli.

Flavia Montagnini
Insegnante di Religione

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