
Commento al Vangelo del 4 ottobre 2026,
San Francesco d’Assisi
Mt 21, 33-43
In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo. Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a
quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo». E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”? Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».
Parola del Signore.
A cura di don Nicola Zignin

La scorsa domenica ci ha proiettato all’interno di Gerusalemme, dopo l’ingresso trionfale della Domenica delle Palme, nel momento in cui la tensione tra Gesù, i capi dei sacerdoti e gli anziani sta raggiungendo il suo apice, che culminerà nella crocifissione di Cristo.
Gesù non fa nulla per evitare questo, sa dove lo porterà la sua missione, lui non è a Gerusalemme per salvare se stesso, ma per salvare ogni uomo. Compie gesti eclatanti alla Giovanni Battista, come mettere sottosopra il mercato del tempio, e, allo stesso tempo, denuncia la rigidità dei farisei nel non accogliere la novità di Dio, con la finezza delle parabole.
Centro di tutto questo discorso è l’enorme cura del Padre per il suo popolo e la costante prassi del popolo nel tradire il suo Signore. L’evoluzione del discorso è che non tutto è perduto, poiché molti già all’epoca dei profeti furono giusti e molti all’epoca di Gesù, specialmente pubblicani e prostitute, si convertono alla giustizia, ma alcuni, e per giunta coloro che sono insigniti di autorità religiosa, sono fautori di ipocrisia e oppressione.
Siamo arrivati all’ultimo appello, eppure il Signore non parte della denuncia, ma dalla cura. Prima di denunciare chi non accoglie il Padre e colui che ha mandato, Gesù sottolinea l’opera gratuita del Padre: aveva un terreno, ha piantato una vigna, l’ha messa sotto custodia dagli animali con un recinto, ha fatto una buca per lavorarne i frutti e costruito una torre contro i tentativi di furto dei ladri, e, quando tutto era pronto, l’ha data in affitto per un frutto, che poi avrebbe condiviso, secondo la sua sovrabbondante bontà.
Detto questo, emerge tutta l’amarezza e delusione di un cuore tradito e inizia la denuncia, poiché i coltivatori non producono frutti ma violenza, sono fannulloni che fanno rendere la vigna al di sotto delle sue possibilità e i frutti dati vengono posseduti degli affittuari come fossero propri. I continui richiami a consegnare il frutto da parte dei profeti vengono respinti con violenza e più volte, fino al rifiuto totale del Messia.
In tutto questo Cristo non demorde, ma richiama alla salvezza. La parabola sembra un ultimo appello a desistere dalla violenza, perché il Padre e il Figlio hanno desideri di pace, di condividere un frutto buono, un frutto onesto e insieme fraterno, dove il centro è un regno di carità, in cui ognuno lavori nella vigna del Signore, non per il proprio tornaconto ma per il bene di tutti, sapendo che nessuno resterà a mani vuote, anzi, sarà ampiamente ricompensato sia in beni che in relazioni; la prima di tutte quella con Dio.
Il risultato? Quando l’egoismo e la propria visione di Dio e della realtà si irrigidiscono non c’è spazio di dialogo e scatta la violenza; tuttavia l’opera del Signore non può essere rinchiusa all’interno delle nostre gole, delle nostre ingiustizie e dei nostri schemi. Come l’acqua e la Verità una via per emergere la trovano sempre, così sarà dei frutti del Regno.
È partendo da qui che Gesù pronostica che altri, i più lontani, diventeranno i contadini fidati, e se domenica scorsa questi erano quelli che avendo fatto scelte morali sbagliate, e pentendosi poi di queste, ritornavano con uno decuplicato zelo a lavorare per il Signore, oggi questi contadini sono presi dai popoli che per geografia o cultura non hanno mai sentito parlare del Signore.
Se non c’è un popolo, una comunità o un uomo che possa per un privilegio geografico, culturale o di sangue, ritenersi salvo, allo stesso tempo non c’è un popolo, una comunità, un uomo che per un disagio geografico, culturale o di sangue possa essere escluso dalla salvezza. A volte la fraternità e la fede emergono dove meno ci si aspetta, al contrario alcune esperienze deludenti di Chiesa si fanno dove ci si riteneva più sicuri.
don Nicola Zignin













