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“La preghiera è strumento di lavoro nelle nostre mani”

All’Angelus l’invito di Papa Francesco, che ha ricordato le stragi di Monaco e Kabul, a pregare per la prospettiva di pace. Mercoledì il Pontefice partirà per Cracovia per la Giornata mondiale della gioventù a cui partecipano anche centinaia di ragazze e ragazzi friulani

Forte appello del Papa alla preghiera oggi all’Angelus in piazza San Pietro a Roma. «Il nostro animo – queste le sue parole – è scosso da tristi notizie relative a deplorevoli atti di terrorismo e violenza, come quello di Monaco e Kabul, che hanno causato morte e dolore. Sono vicino ai familiari delle tante vittime innocenti e ai feriti: invito tutti voi a pregare perché quando sembrano così oscure le prospettive di pace tanto più insistente deve farsi la nostra preghiera».

Papa Francesco ha ricordato il suo imminente viaggio – partirà mercoledì – in Polonia: «In questi giorni – ha detto – tanti giovani da ogni parte del mondo si stanno incamminando verso Cracovia dove avrà luogo la 31ª Giornata mondiale della gioventù. Partirò anche io per incontrare questi ragazzi e celebrare con loro e per loro il Giubileo della Misericordia con l’intercessione di San Giovanni Paolo II. Vi chiedo di accompagnarci con la preghiera».

Il Pontefice ha voluto poi salutare e ringraziare «quanti stanno lavorando per accogliere i giovani pellegrini». Infine, un pensiero speciale è stato rivolto «ai tantissimi loro coetanei che non potendo essere presenti di persona seguiranno l’evento attraverso mezzi di comunicazione: saremo tutti uniti nella preghiera!».

In apertura di Angelus il Papa ha parlato dell’importanza della preghiera: «Gesù ci insegna a fare tre domande attraverso la preghiera – ha evidenziato –; sono quelle che esprimono le nostre necessità fondamentali: il pane, il perdono e l’aiuto di Dio per stare lontano dalle tentazioni. Non si può vivere senza il pane – ha proseguito Francesco –, quello necessario però, non il superfluo, non quello che si accumula e si spreca».

Poi, il riferimento al perdono: «È prima di tutti quello che noi stessi riceviamo da Dio e solo la consapevolezza di essere peccatori perdonati dal Signore può renderci capaci di concreti gesti di riconciliazione fraterna». L’ultima richiesta rivolta al Padre è «non abbandonarci alla tentazione». Ciò, ha detto il Papa, «esprime la consapevolezza della nostra condizione sempre esposta alle insidie del male e della corruzione».

Ecco allora che «la preghiera è il primo e principale strumento di lavoro nelle nostre mani. Insistere con la preghiera a Dio non serve a convincerlo, ma prima di tutto serve a irrobustire la nostra fede, cioè la nostra capacità di lottare insieme a Dio per le cose veramente importanti e necessarie. Tra queste la grande cosa importante che quasi mai quasi noi domandiamo è lo Spirito Santo». A cosa serve chiedere che lo Spirito Santo venga in noi, si è chiesto il Papa: «Serve a vivere bene, a vivere con sapienza e amore facendo la volontà di Dio».

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