È profonda e significativa l’impronta che la figura e l’opera di mons. Marino Qualizza hanno lasciato nella Benecia (e non solo) dal secondo dopoguerra fino ad oggi. Non stupisce, dunque, la grande partecipazione registrata mercoledì 7 ottobre all’intitolazione al sacerdote, teologo e giornalista (per molti anni ha curato anche la rubrica “Il teologo risponde”, sulla Vita Cattolica) dell’area verde davanti alla chiesa del Sacro Cuore a Merso di Sopra a alla presentazione del volume “Oj lepa Lenarska dolina / O bella valle di San Leonardo”, nella sala consiliare del municipio di San Leonardo.

Moltissimi gli amministratori che non hanno voluto mancare all’appuntamento, presente anche la ministra per gli Sloveni d’oltreconfine e nel mondo, Suzana Lep Šimenko.

«Il volume delle memorie di mons. Marino Qualizza, che presentiamo questa sera qui nella sede del suo comune di nascita, delinea, meglio di ogni altra narrazione sulla sua vita, il suo profilo umano formatosi nella sua terra e nel seminario di Udine, e la sua fede nata e cresciuta in famiglia e in parrocchia, per poi maturare e approfondirsi con gli studi teologici alla Gregoriana di Roma – ha detto il giornalista Giorgio Banchig, nel corso della presentazione del libro –. Il testo riflette inoltre il suo attaccamento profondo, direi viscerale, alla sua terra e alla sua gente, nonostante le incomprensioni e le amarezze patite; ribadisce la sua affezione e l’alta considerazione che aveva per il dialetto sloveno delle nostre valli, imparato sulle ginocchia di mamma Elena e nei dialoghi con papà Neto, usato poi nel catechismo sotto la severa guida del parroco Cracina fino a adoperarlo, una volta sacerdote, nella predicazione, nel confessionale e negli articoli pubblicati sul giornale Dom».
«Dal volume – ha proseguito Banchig – emerge la figura dell’uomo e del prete che dal suo entroterra umano, culturale e religioso ha tratto la linfa vitale e gli strumenti intellettuali per essere stimato e apprezzato come teologo a livello diocesano, nazionale e nelle regioni dove si incontrano le tre grandi stirpi europee. La sua fedeltà linguistica, l’attaccamento alla sua terra, la preoccupazione che la sua gente non perda la propria identità culturale e con essa le ricche tradizioni cristiane e popolari, e poi l’impegno perché vengano riconosciuti i diritti linguistici della comunità slovena nella società civile e nella Chiesa, la ricerca della verità su avvenimenti cruciali della recente storia delle valli del Natisone, la critica verso quanti disconoscevano le origini e il valore della cultura locale e perfino il diritto di usare lo sloveno nelle celebrazioni liturgiche gli sono valsi aspre critiche, denunce ai tribunali, ignobili sospetti e un anacronistico ostracismo da parte di ristretti ma influenti settori della politica». «Quanto elencato ha amareggiato profondamente don Marino, ma non lo ha scoraggiato o abbattuto», ha osservato Banchig. Probabilmente, questi ostacoli hanno limitato a mons. Qualizza la possibilità di ulteriori incarichi ecclesiali. «Forse è venuto il momento di chiedergli scusa per i torti subiti. Lo facciamo noi oggi, qui, anche a nome di quanti persistono nel nutrire sospetti e sostenere neanche tanto velate accuse nei suoi confronti».

Il volume, ha concluso Banchig, ha un indiscutibile valore storico. «Da queste pagine veniamo a conoscere di prima mano avvenimenti, situazioni e persone che hanno segnato la storia di San Leonardo e delle Valli del Natisone a partire dalla seconda guerra mondiale fino ai nostri giorni». Si tratta di pagine, che invitano «a rinverdire la conoscenza della ricca parlata slovena di San Leonardo e a usarla».
V.Z.














