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L'editoriale

L’editoriale della settimana

di Manuele Giacomini

Lavoratori da accogliere

Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 17/2023

La specializzazione nei lavori manuali. Una richiesta che può sembrare banale, ma che spesso caratterizza una risorsa fondamentale di gran parte delle attività manifatturiere del nostro territorio.

Gestisco un’azienda di produzione meccanica da circa quindici anni e la ricerca di qualifiche in mansioni che non siano di progettazione o di gestione sta diventando sempre più complessa e carente di risultati.

La maggioranza dei ragazzi che studiano nelle scuole del territorio, giustamente, ambisce a studi universitari o a compiti d’ufficio, con la conseguenza che il personale delegato ai reparti produttivi molto spesso venga ricercato in profili provenienti da altri paesi, tra i quali Africa ed Europea dell’Est in particolare. Questi inserimenti stanno diventando dunque, in modo sempre più diffuso, una risorsa ormai imprescindibile per tutte le nostre realtà lavorative locali, indipendentemente dalla dimensione.

Se fino a qualche anno fa questa scelta poteva essere vista con pregiudizio come sinonimo di un abbassamento della qualità del proprio staff, in questo momento storico va invece assolutamente contestualizzata e riletta da una prospettiva molto diversa, che procede in direzione opposta ribaltando il pensiero radicato nel tempo: cercare oltre i confini stretti del nostro territorio e trovare contemporaneamente qualità e passione per il lavoro manuale non è solo possibile ma rappresenta un binario le cui guide procedono sempre più in parallelo e permette di dare merito ed opportunità a chi viene da fuori e manifesta voglia di riscatto e dedizione al proprio lavoro.

In quest’ottica credo sia indispensabile che l’accoglienza dell’altro, che proviene da luoghi e culture anche distanti dalla nostra, vada ricompresa alla luce del principio cristiano di massima apertura al rispetto e alla valorizzazione delle diversità. Questo cambiamento assume ancora maggiore importanza in quanto utile anche a rafforzare un processo, potenziando e dando un valore aggiunto alle nostre realtà produttive locali da cui l’intero sistema trae beneficio e vantaggio.

Si delinea dunque un passaggio fondamentale: l’accoglienza diventa essenziale, oltre che dal punto di vista morale e sociale, anche per mantenere l’equilibrio produttivo all’interno delle nostre aziende. In questo si gioca la sfida di chi ha in mano la direzione delle attività: far accettare il diverso, lo straniero, da una parte per l’importanza che ricopre nel processo produttivo e dall’altra soprattutto per il bagaglio culturale che porta con sé e che troppo spesso si trova in difficoltà a condividere per la chiusura della realtà che lo ospita.

Un bagaglio di ricchezza e di relazione: molto spesso mi sono trovato a diventare un riferimento per chi arriva da lontano e cerca un sostegno in chi gli offre possibilità di lavoro, fonte primaria di sostentamento fisico, ma di fatto anche morale.

In tutta onestà, devo ammettere che il più delle volte ho ricevuto più di quanto il contratto avesse stabilito: rispetto, attaccamento al lavoro, insieme alla valorizzazione della propria attività nell’impegno quotidiano.

Coloro che hanno riscontrato una maggiore diffidenza generale, si sono sempre poi riscattati durante la loro permanenza; quanto mi è stato chiesto in qualità di datore di lavoro e dunque per necessità, è stato poi puntualmente restituito in dedizione e applicazione.

Talvolta rimango stupito dal sospetto che sembra prevalere ancora sul fronte immigrazione nel nostro paese e di come si vorrebbe contenere e relegare a confini limitati e ristretti delle realtà che invece fanno ormai parte integrante della nostra vita e delle nostre attività.

La valorizzazione dell’altro, nel rispetto della diversità culturale e della persona, può trovare a mio avviso proprio nel lavoro un anello fondamentale di collegamento e un terreno comune in cui crescere nelle relazioni e nelle condivisioni.

Educare all’accoglienza diventa dunque una missione fondamentale anche nella prospettiva di poter garantire un adeguato equilibrio economico e produttivo che trova nella riscoperta delle potenzialità di ciascuno, uno strumento di crescita aziendale e di sviluppo di ambienti di lavoro sani e costruttivi in cui nuove idee e nuovi prodotti possano trovare terreni fertili in cui crescere e dare frutti per le generazioni future.

Manuele Giacomini, imprenditore

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