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L'editoriale

L’editoriale della settimana

di Franco Lenarduzzi

Sindaci in Regione

Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 15/2023

Si apre la tredicesima legislatura regionale.

Coincide con il periodo dell’anno che più di ogni altro è simbolo di rinnovamento sia nel profondo dei riti delle tradizionali celebrazioni religiose legate alla Pasqua, che in quei segni che scandiscono le tappe più laiche del passaggio alla bella stagione.

Ai nuovi consiglieri eletti va l’augurio di affrontare con zelo e impegno il ruolo pubblico, consapevoli della responsabilità e senza nessun indugio a indirizzare ogni sforzo al compimento del massimo interesse generale.

A coloro che non sono stati eletti il doveroso ringraziamento per la disponibilità dimostrata, sperando che sia molto breve l’eventuale senso di afflizione per non aver raggiunto lo sperato obiettivo.

Una parola in più in particolare mi preme rivolgere a coloro che assumono il prestigioso incarico di consigliere regionale dopo essere stati sindaci, soprattutto nei comuni più piccoli. Sono sei i nuovi eletti che si aggiungono alla schiera dei nostri precedenti rappresentanti regionali.

A loro in particolare rivolgo l’esortazione, più che raccomandazione, di non smarrire il senso del supporto a chi è più in difficoltà.

Fare il sindaco, tra tutti i ruoli della politica e dell’amministrazione, è forse uno dei più faticosi, ma nel contempo sicuramente tra i più belli. Consente grandi opportunità di crescita umana, ricchezza di rapporti e di competenza. Ebbene, coloro che si portano dietro questa esperienza non la disperdano dentro i “palazzi” che a volte allontanano quanto quelli romani. Custodiscano gelosamente l’insegnamento della concretezza e la stessa forza, lo stesso vigore e passione che ha animato l’impegno nelle comunità.

Solo conservando questa esperienza, soprattutto quella che arriva dai piccoli comuni, si può colmare la distanza tra la realtà che si vive nel quotidiano, dalle famiglie, dalle imprese, nelle difficoltà di ogni giorno e le faccende delle politiche del capoluogo di Regione. I ruoli che si assumono del resto sono talmente diversi che dopo un po’, chi svolge l’attività di consigliere nel palazzo principale della Regione, rischia di occuparsi sempre più di quello che impone la logica della politica di gestione del potere, di per sé non necessariamente legata solo alla strategia di partito sia chiaro, ma comunque condizionante e distante dalle molte realtà locali e dalla concretezza dei problemi e delle criticità delle persone.

Se accanto a questa naturale inclinazione, legata – come abbiamo detto – al ruolo, si utilizza il potere, purtroppo come è capitato, non esercitato in nome di una volontà collettiva in rappresentanza della totalità della popolazione, ma solo a favore della frazione vincente, allora si indebolisce e si svilisce sempre di più quel ruolo necessario e fondamentale che è riservato alla minoranza nel diritto di controllo e critica.

In questo modo si spegne e si annienta il dibattito che invece, secondo le più illuminate penne che collaborarono alla scrittura della nostra Costituzione, si considerava centrale proprio quando la dignità di una maggioranza la si misurava per come questa apprezzava o rispettava l’opposizione.

Le istanze dei più deboli, sia nel caso delle rappresentanze istituzionali legate alle minoranze elettorali che alle funzioni dedicate o evidenziate dai comuni, dovrebbero essere sempre accolte con attenzione, a prescindere dalle posizioni di colorazione politica.

Siamo in un mondo in cui le comunità sono in grande crisi e l’affanno istituzionale nel quale si trovano soprattutto i comuni più piccoli urla una necessità impellente di sostegno e di aiuto: ne pagano le conseguenze alcune delle nostre realtà locali, le nostre vere anime identitarie.

In una regione in cui mancano sistemi di aggregazione sovra comunale e mancano risorse di personale, occorre trasversalmente mettere in atto processi in grado di dare risposte alle esigenze che ormai sono diventate emergenziali.

C’è una proposta che va fatta a tutta la classe politica regionale da parte dei comuni più piccoli su alcune materie importanti che riguardano gli ordinamenti: si cerchi una forma di governo sul piano della collaborazione e del coinvolgimento, in modo trasversale tra tutte le forze politiche.

Per esempio sull’ordinamento degli enti locali, sul tema della sanità pubblica sempre più in crisi, sui grandi temi ambientali, si ragioni ascoltando tutte le parti.

Sulle scelte strutturali che riguardano tutti, le forzature di una sola parte politica maggioritaria possono rappresentare una scorciatoia già vista, ma non quella che garantisce una visione più ampia e condivisa e sicuramente non quella che darà i risultati migliori ai processi della riforma.

Dai piccoli comuni ci sarà la massima collaborazione se si vuole raccogliere questa proposta che si stacca anche dal recente passato e ambisce a scrivere nuove regole nell’interesse di tutti i cittadini.

Una condivisione per esercitare davvero la potestà di una Regione a statuto autonomo sulla base del quale, quando si riscrive un sistema, lo si fa insieme.

Ai sindaci eletti nelle varie forze politiche che arrivano proprio dai comuni piccoli l’arduo compito di manifestare questo nuovo intento nel superamento di una conformità al mandato degli elettori della legittima parte, nella prospettiva che si rivolge davvero a tutto l’insieme della comunità regionale.

Nel periodo di rinnovamento che stiamo vivendo, potremmo giocare un vero tentativo di rinnovamento per una Regione estremamente piccola, ma importante, e per il suo futuro. Proprio dai sindaci dei piccoli comuni ora consiglieri regionali potrebbe essere raccolto uno spirito nuovo che andrebbe a beneficio dell’autonomia.

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