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di Stefano Comand

L’Africa e noi

Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 6/2023

Dal 31 gennaio al 5 febbraio Papa Francesco è stato impegnato nel suo 40° viaggio apostolico visitando la Repubblica dem. del Congo ed il Sud Sudan. Sono il quarto e quinto paese africano visitato dal Santo Padre, entrambi reduci da anni di guerre civili dove ancora oggi gruppi armati e violenze continuano a segnare la vita delle persone.

Per questo nel messaggio di saluto a Kinshasa, Papa Francesco ha esordito dicendo: «Io vengo a voi, nel nome di Gesù, come pellegrino di riconciliazione e di pace». Il ritorno alla pace è un tema che tocca non pochi dei 54 stati del continente africano. Ma la pace cammina sempre sul sentiero della giustizia e quindi, per sradicare questi conflitti, è necessario ristabilire rapporti basati sulla giustizia non solo localmente ma anche con i paesi più sviluppati proprio perché, spesso, tali conflitti nascono da interessi internazionali legati alle grandi ricchezze di risorse naturali di questi paesi “poveri”, ma non di tutto. Gli interessi delle multinazionali per lo sfruttamento delle risorse sono privati, ma le conseguenze vanno a discapito di tutta la popolazione. Proprio per questo il Papa ha proseguito il suo discorso affermando: «Questo Paese e questo Continente meritano di essere rispettati e ascoltati, meritano spazio e attenzione: giù le mani dalla Repubblica Democratica del Congo, giù le mani dall’Africa! Basta soffocare l’Africa: non è una miniera da sfruttare o un suolo da saccheggiare. L’Africa sia protagonista del suo destino!». Infatti, l’inestinguibile debito estero che affligge molti stati africani rende strutturale la loro dipendenza, configurandosi come una forma di nuovo colonialismo su basi economiche.

È su questi principi che si realizza la cooperazione tra le Chiese che la Diocesi di Udine cerca di realizzare. Cooperazione basata sul valore di una relazione vera, egualitaria, profonda e duratura. Non si tratta quindi di realizzare dei progetti a breve termine, un “mordi e fuggi” della solidarietà internazionale. Si tratta piuttosto di starsi accanto, di condividere un tratto significativo di strada insieme, di scambiarsi vicendevolmente doni ed esperienze. Nei consolidati gemellaggi che il Centro Missionario sta realizzando in Argentina dal 1962, in Etiopia dal 2004, in Georgia dal 2012 e in Grecia dal 2014, la nostra Diocesi ha dato, ma ha anche ricevuto molto, soprattutto in termini di valori e di umanità che in questi ultimi anni la nostra società va perdendo.

Le visite reciproche, gli scambi, la possibilità per i nostri giovani di andare in questi luoghi, anche per breve tempo, arricchiscono cuore e mente e danno nuovi motivi di senso alla vita. Il valore della relazione è dunque il primo significato della cooperazione e il primo frutto è che le Chiese, con le relazioni animate dallo spirito, si mantengono giovani e vitali.

Questi rapporti non sono appannaggio del solo Centro Missionario. Tantissime realtà parrocchiali coltivano rapporti con altrettante Chiese locali e con i missionari che hanno lasciato la terra friulana per servire Cristo e il Regno nelle comunità a cui sono stati inviati. Proprio i missionari possono essere “ponte” tra comunità cristiane per ascoltarsi vicendevolmente, per mantenere i contatti con circa 70 gruppi missionari delle parrocchie friulane.

L’attenzione al mondo ed alla missionarietà non è un compito riservato ad alcuni “specialisti”, ma è affidato a ogni singolo cristiano. Il prendere coscienza di far parte di un’unica famiglia umana e che tutti siamo figli dell’unico Padre è la molla che ci spinge a lottare per costruire un mondo più giusto e umano attraverso la solidarietà e la testimonianza, per evangelizzare e lasciarci evangelizzare.

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