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L'editoriale

L’editoriale della settimana

“Eccomi, ci sono”. Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 35/2022

Che cos’è la Vita Cattolica? Che cosa è stata? Che cosa sarà? Vi confido che me lo sono chiesto più volte in questi mesi, da quando il nostro Arcivescovo Andrea Bruno, che ringrazio per la fiducia, mi ha proposto di impegnare parte del mio ministero sacerdotale in questo servizio per la Chiesa udinese.

Se guardiamo al passato, il nome del giornale porta con sé lo sguardo che da sempre le è stato congeniale. La sua storia quasi centenaria ce lo dimostra: raccontarsi come Chiesa locale e raccontare la “vita” del nostro Friuli osservandolo da un’angolatura speciale, quella ecclesiale e del Vangelo. Una prospettiva identitaria che ha permesso al nostro settimanale di radicarsi profondamente sul territorio, acquisendo un’autorevolezza che gli è sempre stata garantita dall’affetto e dalla fedeltà di migliaia di lettori ed abbonati.

Certamente nel corso del tempo le modalità comunicative si sono trasformate. Il rinnovamento, il rilancio e il riposizionamento di questi ultimi anni ne sono soltanto l’ultima testimonianza tangibile. Ma la missione è rimasta sempre la stessa: condividere con passione e curiosità un’esperienza intellettuale illuminata dalla fede cristiana e profondamente innestata nella vita culturale, sociale, economica e politica dei nostri giorni. In fin dei conti, questo tratto fondante e caratteristico si rispecchia nelle linee che i documenti principali della Chiesa universale sulla comunicazione sociale – , , ed – hanno sempre prospettato: riannodare costantemente i fili di un rapporto, quello tra fede e comunicazione, che ad ogni epoca si presenta in modo nuovo. La Vita Cattolica ha saputo rinnovarsi costantemente secondo questa logica.

Dunque, partendo da tali radici, diventa essenziale chiedermi che cosa potrà essere in futuro questo giornale. Forse è ancora troppo presto per trovare una risposta precisa ed esaustiva, anche se alcune certezze e tante domande hanno già fatto capolino. Per ora mi sento di condividere solo una prima convinzione: in questi giorni ho cominciato a conoscere l’ambiente che sta “dietro le quinte”, ovvero la redazione giornalistica, l’amministrazione, il comparto commerciale. Le persone e le relazioni sono il “motore” di tutto, dentro e fuori da la Vita Cattolica. Sono le stesse relazioni che permettono alle comunità cristiane di essere realmente tali, sentendosi Chiesa. Legami che la Vita Cattolica sempre si impegnerà a mantenere, animare e, dove necessario, rinvigorire.

È per questo che mi sento davvero grato di poter condividere questo tratto di strada ministeriale con le tante persone che compongono l’insieme dei media diocesani, in un clima sereno e collaborativo. Non posso fare altro se non mettermi in cammino dietro ai tanti passi compiuti in questi anni, in continuità con chi mi ha preceduto e che ringrazio di cuore: la fedele dedizione di mons. Guido Genero, la fine intelligenza e professionalità di Dino Boffo, l’attenzione sollecita del Consiglio di amministrazione e l’impegno generoso di tutti i comparti, in particolare dei colleghi giornalisti. Sono convinto che – pur sentendomi un “nano sulle spalle dei giganti” – mettersi sulla scia di chi mi ha preceduto e di chi ha più esperienza di me, vivendo con curiosità l’affacciarsi delle sfide del nostro tempo sociale ed ecclesiale, sia il cammino più saggio.

Inizio il mio servizio ai media diocesani a ridosso di una delle feste mariane più sentite dalla nostra gente, la «Nascita della Beata Vergine Maria», culminante con il Pellegrinaggio a Madone di Mont. A lei mi affido per questo inizio di servizio ecclesiale. Alla Madre di Dio affido tutta la squadra dei media diocesani – particolarmente il nostro editore, l’Arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato, che domani ringrazierà il Signore per i suoi 50 anni di sacerdozio – insieme a tutti i nostri lettori e lettrici. Proprio domani sarò anch’io presente a commentare il pellegrinaggio in diretta da Castelmonte dalle ore 16.00 su Radio Spazio. È un appuntamento speciale che vale la pena di essere vissuto in comunione con tutta la Chiesa diocesana. Il popolo friulano si è sempre affidato alla Madonna di Castelmonte, Madone di Mont, Stara Gora. Questo nostro tempo, il cui clima teso e ombroso si sta riversando in tutti i contesti sociali e personali, possa essere consolato dalla presenza materna di colei che ci dona sempre nuova speranza nel Figlio Gesù.

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