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di

Luigi Papais

Minori e umanità
Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 39/2023

Minori non accompagnati: al di là dei numeri che anche nella nostra area geografica sono abbastanza sostenuti, non è corretto dire che ci si trovi di fronte a un’emergenza vera e propria, trattandosi di cifre sostanzialmente identiche a quelle del primo semestre 2022 (857 nella nostra Regione).

Due sono le ragioni che in Fvg fanno percepire il fenomeno come tale: l’entrata in vigore del nuovo Regolamento regionale sui centri di accoglienza, che ha ridotto di oltre un centinaio i posti delle strutture esistenti, e la mancanza in Italia di un sistema efficace di accoglienza per i minori. A farsene carico, invece, seppur con l’accollo delle spese da parte di Stato-Regioni-Comuni, sono stati e continuano ad essere gli enti del Terzo settore, spesso sotto il mirino critico dell’opinione pubblica.

Ad onore del vero, problemi con il territorio riguardanti i comportamenti dei minori stranieri possono anche capitare a causa dei soliti noti indisciplinati; si tratta però di valutare nell’insieme il metodo e la qualità con cui viene fatta l’accoglienza. Essa non deve consistere solo nell’alloggiamento dei minori da parte delle comunità che li hanno in affidamento, ma dovrebbe rappresentare un percorso di accompagnamento nelle loro primarie necessità e nell’integrazione possibile. Fornendo cioè loro alfabetizzazione, educazione civica, formazione professionale e possibilmente accompagnamento al lavoro. Ora, da quanto si apprende, pare che il Governo intenda accogliere i minori, quantomeno i sedicenni, anche nei CAS (Centri di Accoglienza Semplice, come l’ex caserma Cavarzerani di Udine) assieme agli adulti. Ciò si presta a non poche riserve e a oggettive difficoltà, mancando in tali centri le necessarie competenze del caso. Salterebbe così la fondamentale distinzione tra prima e seconda accoglienza (quest’ultima riferita al tempo in cui i minori diventano adulti). Operando in questo modo, ci sarebbe il rischio che questi ragazzi arrivino facilmente a contatto con organizzazioni malavitose, per essere adibiti a lavoro nero o per altre attività criminali. In altre parole essi verrebbero buttati nel caos per tre mesi, o forse più, salvo che nel frattempo non spariscano.

Sappiamo che tendenzialmente essi non hanno intenzione di restare in Italia e che intenderebbero invece proseguire verso altri Paesi europei per ricongiungersi con parenti o amici, anche a causa dei tempi infiniti che la nostra burocrazia dedica ai permessi di soggiorno. Sappiamo, per inciso, che su un totale di 1,1 milione di migranti arrivati in Italia dal 2011, compresi i profughi ucraini, almeno 700 mila sono andati altrove (250 mila in Germania). Questo dato è essenziale per discutere sul fenomeno dell’immigrazione. Tra l’altro, il nostro Paese, alle prese con meno nascite e con una popolazione sempre più anziana, avrebbe bisogno soprattutto di manodopera. Una buona accoglienza, ben regolamentata, con delle buone prassi volte all’integrazione, potrebbe trasformare i minori non accompagnati in lavoratori utili al nostro Paese. Integrare i minori è certamente più semplice che non farlo con i maggiorenni.

A tal proposito, qui sorge il problema dell’età vera del sedicente minore privo di documenti, che autocertifica la sua età. Qualche sistema di verifica dell’età approssimativamente vera (in strutture sanitarie e non “all’incirca” alla frontiera), va ricercato e non è quindi il caso di essere contrari del tutto a tale prassi, salvaguardando sempre e comunque l’interesse del vero minore, nelle forme stabilite dall’apposita Convenzione ONU. Ci sono due motivi per condividere questa misura: il primo è che nei percorsi formativi è necessaria un’età omogenea dei frequentanti; il secondo sta nel fatto che ogni posto occupato impropriamente da un maggiorenne nei centri per minori corrisponde ad un avente diritto che rimane sulla strada o finisce impropriamente nei CAS. Dichiararsi minorenni, pur essendo di maggiore età, significa però ottenere, tramite il centro di accoglienza, permessi e documenti in modalità semplificata rispetto ai maggiorenni, salvo poi dichiararsi tali a beneficio ottenuto. I costi e i disagi sopportati dai centri di accoglienza per i falsi minori richiedono maggior rigore anche legislativo, poiché si tratta di impiego di personale e di risorse finanziarie che potrebbero venire impegnate proficuamente per i veri minorenni.

In definitiva, il problema dei minori non accompagnati si colloca in quello più ampio riguardante la difficoltà estrema da parte dell’Italia e dell’Europa nel gestire un fenomeno divenuto ormai strutturale e che invece continua ad essere affrontato ancora in termini emergenziali e di sicurezza. Si può anche continuare a fare accordi bilaterali onerosi con i paesi dell’area mediterranea definiti sicuri, dai quali provengono o transitano gli immigrati irregolari, ma dall’Africa continueranno a giungere sulle nostre coste altri minori in fuga da guerre o funestati da siccità e povertà. Da noi si sentiranno in un luogo sicuro (anche se in 10 anni oltre 1.100 bambini sono morti annegati in mare), dove poter andare a scuola e tornare ad essere bambini “normali”. Ed è questo senso di umanità che conta più di tutte le polemiche e discussioni che impazzano ad ogni angolo.

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