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Gmg, grande evento

Pubblicato su “la Vita Cattolica” nr. 30/2023

Cosa spinge un giovane a partecipare ad una Giornata Mondiale della Gioventù? E soprattutto: cosa può portarsi a casa? Partendo da queste domande, situo la mia riflessione tenendo conto sia del dato di fede sia di quello pastorale. Diciamoci la verità: intercettare i giovani di oggi non è affatto semplice, perché pervasi da continui ed innumerevoli stimoli che rischiano di rendere la loro vita frammentata. Eppure, se attratti da esperienze significative, sono pronti a risintonizzare la loro vita, ritagliandosi del tempo per sé e per la loro maturazione. La GMG può diventare una di queste preziose esperienze.

Nel 1996, Giovanni Paolo II scrisse una lettera in occasione del «Seminario di studi sulle GMG» dichiarando che la finalità principale delle Giornate è «di riportare al centro della fede e della vita di ogni giovane la persona di Gesù, perché ne diventi costante punto di riferimento …È il “ritornello” di ogni Giornata Mondiale, continuo e pressante invito a fondare la vita e la fede sulla roccia che è Cristo». È vero, i momenti liturgici e di preghiera, le parole del Papa, le catechesi dei vescovi, ma anche la sobrietà di vita, la condivisione e l’essere attorniati da centinaia di migliaia di coetanei, offrono momenti intensi di “Luce” che consentono al giovane di fare un vero e proprio salto di qualità, umano e spirituale. In effetti, lo spessore simbolico dello stare insieme in questi eventi mondiali trova alimento nella fede cristiana annunciata e professata senza paura, con una connotazione speciale che è quella “festiva”: si celebra la GMG come festa, facendo festa, rilanciando l’intensità entusiasta del presente, per richiamare la forza del passato ed evocare la spinta per il futuro del credere. Tutto ciò non di è poco conto, in tempi come i nostri in cui l’esperienza credente è sempre più individualizzata secondo la tradizionale sintesi socio-religiosa del “credere senza appartenere”. Giornate come queste, dunque, possono diventare l’occasione propizia affinché il giovane possa sentirsi parte di un “corpo” che è la Chiesa universale, attivando un nuovo processo secondo il “credere appartenendo”.

Grazie alla loro concentrazione nel tempo questi maxi-eventi, hanno però una seconda possibilità – che a parer mio dovrebbe essere la prioritaria – di far “lievitare” la ferialità della vita, offrendo degli adeguati spunti interpretativi per una personale ri-conversione.  Qui sta la questione di fondo. Infatti, se questi momenti non sono capaci di cambiare la vita di tutti i giorni, essi rischiano di rimanere soltanto delle “pause temporali” chiuse in se stesse. Nella maturazione di sé, invece, il giovane avrebbe bisogno di essere accompagnato secondo il principio «della superiorità del tempo rispetto allo spazio» (Evangelii Gaudium n.ri 222-23) in un mix tra dimensione quotidiana e frattura della routine. Bene dunque che la quotidianità venga interrotta da un evento forte come questo, capace di rafforzare insieme le dimensioni relazionale e spirituale. La ferialità dovrà però riuscire a riassorbire l’esperienza vissuta per scoprire nella vita di tutti i giorni l’intensità sperimentata. È qui che i giovani possono mettere in gioco la propria esistenza e scoprire che la dimensione di fede non rimane pura teoria, ma diventa vita vissuta. È nella quotidianità che le piccole scelte si possono confrontare sulla base della misura alta del Vangelo ricalibrando lo sguardo personale sul presente. È lo scorrere dei giorni che aiuta ciascuno a valorizzare il dono di sé stesso, ponendo un sano confronto con le gioie e le fragilità umane di chi gli sta accanto, in cammino verso la santità.

In tutto questo le nostre comunità cristiane sono coinvolte, nessuno escluso. Non sono soltanto gli educatori o i catechisti adulti a doversi prendere a carico questi giovani, è necessario che tutta la comunità riesca a sintonizzarsi con loro, per offrirgli – con pazienza, gradualità, elasticità e a seconda del cammino personale – la possibilità di un’ospitalità e di un’accoglienza che faccia da specchio alla presenza del Cristo risorto in tutte le dimensioni di trasmissione della fede quotidiana. Facendogli scoprire la bellezza delle relazioni fraterne, la preghiera giornaliera, l’ascolto della Parola e dei sacramenti, la conoscenza delle verità di fede e della morale, il rapporto con la cultura e con il diverso, l’incontro con le varie forme di povertà materiali ed esistenziali.

Ma davvero alcuni giorni di Giornata Mondiale possono aprire a queste prospettive? Si, se tutti ci impegniamo a condividere con vera generatività la fede adulta che noi abbiamo scoperto – forse anche grazie a una delle GMG passate – e che possiamo trasmettere alle nuove generazioni.

E allora: auguri a te che parti per Lisbona; auguri a te che vai a Tarvisio; auguri a te che rimarrai a casa ma vivrai i momenti intensi di preghiera con il Papa. Non sei solo. Noi adulti vogliamo essere lì con te e, accompagnandoti nella preghiera, desideriamo stare al tuo fianco perché questi momenti portino tanti frutti nella vita di tutti i giorni, facendoti camminare alla sequela di Cristo.

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