Abbonati subito per rimanere sempre aggiornato sulle ultime notizie
Chiesa

L’eredità di pre Meni: «La via per tenere viva l’anima dei friulani»

Ai funerali di don Domenico Zannier, celebrati nella chiesa di Majano dal vicario generale mons. Guido Genero, è stata letta l’omelia dell’arcivescovo mons. Mazzocato, assente perché influenzato. Del sacerdote-poeta l’Arcivescovo ha voluto in particolare evidenziare le tre grandi passioni: quella per il suo popolo friulano, per il vangelo che ha forgiato la vita e la cultura dei friulani e per l’educazione, via indispensabile affinché le nuove generazioni continuino a tener viva la tradizione cristiana dei padri  

«Ha vissuto il vangelo con semplicità e verità, per grandi passioni: quella per il suo popolo friulano, per lo stesso vangelo che ha forgiato la vita e la cultura di questo popolo e per l’educazione, via indispensabile perché le nuove generazioni continuino a tener viva la tradizione cristiana dei loro padri».

È uno dei passaggi dell’omelia scritta dall’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, per i funerali di don Domenico Zannier, morto mercoledì 11 gennaio all’Ospedale di San Daniele all’età di 86 anni, 60 dei quali dedicati al sacerdozio.

L’omelia – nella chiesa parrocchiale di Majano, oggi, sabato 14 gennaio, troppo piccola per riuscire ad accogliere tutti coloro che hanno voluto rendere omaggio al grande sacerdote-poeta – è stata letta dal Vicario generale della Diocesi di Udine, mons. Guido Genero, in quanto l’Arcivescovo era assente a causa dell’influenza.

«Pre Meni, come lo chiamavano affettuosamente i tanti suoi amici, ci ha lasciato in silenzio, in modo discreto, quasi riservato – ha scritto ancora mons. Mazzocato –. Quando, di sorpresa, ci è giunta la notizia della sua morte, lui se n’era già andato. Il Signore, nella sua provvidenza, gli ha dato la grazia di morire con lo stile riservato e nobile con cui aveva vissuto».

Poi un ricordo personale dell’Arcivescovo, per descrivere il sacerdote-poeta di Majano che con le sue liriche in lingua friulana intrise di fede e di impegno civile era arrivato a farsi candidare nel 1986 dalle Università di Salisburgo e di Innsbruck al premio Nobel per la Letteratura: «Personalmente ho incontrato don Domenico ormai ottantenne e ho avuto diverse occasioni di dialogo con lui anche perché sentivo il desiderio di conoscerlo più a fondo. Mi incuriosiva, infatti, questo anziano sacerdote di cui sentivo le lodi per la produzione letteraria e per varie iniziative e che mi raccontava di quello che aveva scritto e fatto con disarmante semplicità, pronto a chiudere presto il discorso su questi argomenti».

Così era pre Meni. Per lui è stata scelta come lettura del vangelo la preghiera di lode di Gesù a Dio Padre: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e i dotti e le hai rivelate ai piccoli». «I piccoli – sono ancora parole dell’Arcivescovo –, che suscitano l’ammirazione di Gesù, sono i suoi discepoli che hanno un cuore semplice e trasparente; non appesantito da ombre di tornaconti personali e di secondi fini. Si sono appassionati con tutto il cuore di Gesù e del suo vangelo e questo è diventato il loro unico tesoro. Pur con i limiti e le debolezze di ogni uomo – ha aggiunto mons. Mazzocato –, mi sento di riconoscere in pre Meni un cuore di piccolo secondo il vangelo che ha vissuto, con semplicità e verità, per grandi passioni».

Mettendo a disposizione del prossimo «talenti di indubbio valore, che aveva ricevuto da Dio» L’Arcivescovo ha voluto evidenziare che tutto ciò è sempre stato fatto da pre Meni «con un cuore profondamente sincero e appassionato che lo ha preservato dalla tentazione di usare le proprie capacità per secondi fini e tornaconti personali. Don Domenico è stato un grande friulano perché ha amato col cuore il suo popolo e, grazie alla cultura e alle capacità intuitive di cui era dotato, ha capito più di altri come anche la lingua poteva e doveva essere mezzo fecondo per tenere viva l’anima della grande tradizione friulana».

E ha aggiunto: «Dal suo animo sacerdotale e friulano è nata, ad esempio, la coraggiosa e geniale iniziativa di Scuele Libare Furlane. Su questo scuola un giorno ci siamo soffermati un po’ di più a parlare e ho capito meglio lo spirito missionario che aveva animato lui e i suoi collaboratori, come pure la sua trasparente onestà che gli aveva dato la forza di resistere ad altri orientamenti che l’iniziativa poteva prendere».

Infine, mons. Mazzocato lo ha definito «un sacerdote autentico perché spinto dalla passione di tramettere ancora oggi la fede cristiana e i valori del vangelo, specialmente attraverso l’educazione delle nuove generazioni». E ha concluso sottolineando che pre Meni «ci lascia, indubbiamente, anche un grande eredità che non dovremo dimenticare perché ci indica la strada per tener viva l’anima del popolo friulano e della nostra Chiesa».

Articoli correlati