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L’udinese Emiliana Bizzarini, responsabile medica del team azzurro a Milano-Cortina: «Con gioia sono alla mia quinta Paralimpiade»

La sua partecipazione a Milano-Cortina ha già il sapore di record. Per Emiliana Bizzarini si tratta, infatti, della quinta Paralimpiade. La prima è stata quella invernale del 2018 di Pyeongchang in Corea; poi il Giappone con Tokyo2021 (appuntamento slittato di un anno a causa del Covid), la Cina con Pechino nel 2022, Parigi nel 2024 e adesso i Giochi Paralimpici italiani.

Classe 1969, direttore dell’Unità spinale all’Istituto Gervasutta di Udine, Bizzarini è responsabile sanitario (Chief medical officer) del Comitato Paralimpico Italiano (l’incarico sarà fino a Los Angeles 2028), dove si occupa anche della formazione delle varie figure professionali e pure delle classificazioni funzionali internazionali che consentono all’atleta di gareggiare alla pari con chi ha il suo stesso potenziale di movimento. A lei e al suo staff composto da colleghi medici (quattro), fisioterapisti (tre) e infermieri (in questo caso presenti solo alle Paralimpiadi estive, dove è di gran lunga maggiore il numero di atleti partecipanti e anche la gravità delle disabilità richiede un’organizzazione diversa), il compito di “curare” i portacolori azzurri. «Per la prima volta abbiamo anche un “mental coach” per il curling», aggiunge.

Raggiunta telefonicamente a Cortina, lunedì 2 marzo, racconta di aver appena organizzato l’ambulatorio, l’attività dei fisioterapisti, degli operatori che poi seguiranno gli atleti sul campo di gara, «in modo che i partecipanti siano sempre seguiti e tutelati nel corso degli eventi, cercando di risolvere tutte le loro eventuali problematiche e richieste».

Alla quinta partecipazione tra Giochi estivi e invernali, come già accaduto nelle precedenti edizioni, la dottoressa friulana sarà molto “vicina” al team azzurro. Anche fisicamente. «Sono la prima tifosa, che urla, incita ed applaude a bordo campo», svela. E non potrebbe essere diversamente, aggiunge. «Con i ragazzi si crea un legame molto stretto che va oltre il rapporto medico-paziente – spiega –; si condividono emozioni bellissime che sono poi quei momenti che ti porti dentro per sempre e, lo ammetto, sono il motivo per cui sono tra loro per la quinta Paralimpiade, per me ormai una vera e propria “droga”. Sono emozioni che mi aiutano in tutti gli ambiti, un’energia che mi ricarica al massimo, ogni due anni…», sottolinea.

Monika Pascolo

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