Dopo la grande festa delle Olimpiadi, a Milano-Cortina sta per alzarsi il sipario su un altrettanto grande evento sportivo. Da venerdì 6 a domenica 15 marzo si svolgeranno, infatti, le Paralimpiadi invernali, in maniera “diffusa”, tra Veneto, Trentino-Alto Adige e Lombardia, al pari dei Giochi olimpici appena messi in archivio. Anche il Friuli-Venezia Giulia sarà rappresentato in gara, e non solo, grazie alla partecipazione del “duo” Martina Vozza-Ylenia Sabidussi, rispettivamente sciatrice e guida, oltre all’udinese Emiliana Bizzarini, responsabile sanitaria della squadra azzurra (nel parliamo negli articoli a pag. 5). Ancora grandi emozioni da vivere, dunque, tifando per i colori della nostra regione, come conferma Maria Elisabetta Capasa, presidente del Comitato paralimpico del Fvg.

«Le nostre due atlete hanno già vissuto l’esperienza Paralimpica e questo sicuramente darà loro una maggior consapevolezza. Sarà di certo una marcia in più, anche partecipare ad un evento “in casa”, che le aiuterà a centrare il loro obiettivo e a vivere appieno una straordinaria avventura, non solo sportiva, ma anche umana…».
Presidente, qualcuno potrebbe dire dal Fvg “solo” due atlete, invece…
«Numericamente poche, ma sicuramente di grandissima qualità. Ricordo che Martina e Ylenia sono due professioniste e alle Paralimpiadi non ci va chiunque. Mi sento di dire che la loro presenza, frutto di anni di grande impegno, è anche segno di un movimento che sta crescendo. Seppur la nostra regione sia numericamente meno rappresentata, sono certa che le nostre atlete si faranno valere».
Lei è tra coloro che si impegnano affinché non si parli di disabilità, quando si raccontano le imprese di atleti paralimpici…
«Porto avanti quesa convinzione perché l’attenzione non deve essere rivolta alla condizione della persona, ma al valore sportivo. Gli atleti paralimpici sono prima di tutto sportivi che si allenano, si sacrificano, competono, escono di casa tutti i giorni come gli atleti olimpici e chiunque faccia sport. La loro disabilità è un dato di partenza, non è il centro del loro racconto. Lo sono, invece, tutto l’impegno e la determinazione che ci mettono, a prescindere dalla disabilità. Quindi, perché parlare solo di quella? Credo sia giusto parlare degli atleti».
Come Comitato paralimpico quali progetti avete in piedi per incentivare l’attività sportiva anche tra chi ha diverse abilità?
«Promuoviamo programmi di avviamento allo sport, non solo in collaborazione con le scuole, ma con tantissime associazioni e società del territorio, con i centri di riabilitazione come l’Unità spinale dell’Istituto Gervasutta di Udine. Il nostro obiettivo è far scoprire il piacere del movimento e della crescita della persona nello sport. Come dico spesso, l’atleta è già campione quando esce di casa per allenarsi e ogni passo è una vittoria. Che non è il podio, ma è il lavoro di una comunità, del Comitato stesso, delle società, delle famiglie e di tutto ciò che ruota intorno a chi fa sport».
A proposito di Comitato Paralimpico, con il Coni siete due realtà che camminano fianco a fianco…
«Confermo. Con il presidente Andrea Marcon ci sono dialogo costante e collaborazione concreta: condividiamo formazione, progetti di promozione sportiva, lavoriamo insieme per diffondere la cultura dello sport per tutti. Non amo parlare di inclusione, perché per includere qualcuno vuol dire che prima l’abbiamo escluso. Insieme ci concentriamo su chi fa sport nella nostra regione e sulla condivisione degli obiettivi».
Tornando alle Paralimpiadi, a Milano-Cortina la nostra regione sarà rappresentata anche dalla dottoressa Emiliana Bizzarini. Una corregionale in un simile ruolo, è motivo di grande orgoglio…
«Emiliana è un valore aggiunto e il suo bagaglio di esperienza è straordinario. La sua presenza ci valorizza non solo sotto il profilo medico e scientifico, ma conoscendola di persona, posso dire anche a livello di umanità e di sportività».
Presidente, lei è a capo del Comitato da aprile 2025. Come sta lo sport paralimpico in regione?
«Io sono orgogliosa di rappresentare questo movimento e aggiungo, con il cuore in mano, che non sono sola, ma ho accanto una giunta che mi sostiene, costituita da professionisti che tutti i giorni si impegnano e portano avanti il valore dello sport paralimpico in Fvg. Tutte le realtà stanno crescendo grazie all’impegno degli atleti e delle famiglie, oltre al lavoro che stiamo portando avanti con le Federazioni, con le società e con tutti i volontari. Da parte nostra stiamo creando una rete solida per dare opportunità concrete a chi vuole avvicinarsi allo sport paralimpico».
Apriamo una parentesi. Lei è stata tra i tedofori che hanno portato la fiamma paralimpica giunta a Trieste lunedì 2 marzo. Quale l’emozione?
«Indescrivibile. La fiamma non solo è un simbolo di speranza e di unità, è un alto valore sportivo: portandola ho pensato a tutti gli atleti, ai tecnici, alle famiglie che ogni giorno sostengono il movimento dello sport sano che fa crescere tutti».
Dopo la gioia della fiamma olimpica, sarà a vedere le gare?
«Conto di andare almeno a un paio di gare di Martina e Ylenia, compatibilmente con gli altri impegni, perché credo sia importante condividere il percorso che hanno fatto e trasmettere loro la vicinanza di tutta la comunità del Fvg».
Ci siamo emozionati e abbiamo applaudito le gesta dei nostri atleti alle Olimpiadi. Ora, qual è il suo invito?
«Che gli stessi applausi e ancora di più possano essere per tutti gli atleti Paralimpici che vestiranno la maglia azzurra a Milano-Cortina. Sosteniamoli con passione perché ogni applauso, ogni incoraggiamento arrivi a quei cuori che battono sotto la divisa azzurra: sono battiti pieni di impegno, coraggio e orgoglio. Abbiamo il sacrosanto dovere di applaudire ogni loro impresa, al di là del fatto che arrivino o non arrivino a podio…».
Monika Pascolo














