«Avevo circa 8 anni quando mi venne affidato un compito per me importantissimo e che mi riempiva di orgoglio: portare nelle case degli abbonati “la Vita Cattolica”». Il ricordo di quell’incarico è ancora nitido in Sara Zanier Polo – che insieme al marito abita a Ravascletto dove per una vita hanno gestito insieme l’Hotel “La Perla” (attività oggi passata ai due figli che gestiscono due alberghi) –, nonostante da allora siano passati 60 anni. «Ero talmente emozionata per essere stata scelta che, alla domenica, attendevo con gioia la fine della Messa, per poi mettermi in cammino, con i giornali sottobraccio – che al tempo arrivavano in chiesa per poi essere distribuiti nelle comunità, tra le famiglie che avevano sottoscritto l’abbonamento – e raggiungere le case dei lettori».
Un tragitto che si snodava in ben due paesi. «La chiesa di San Floriano, nel comune di Comeglians, sorge infatti tra Povolaro, dove abitavo, e Maranzanis. Giusto a metà strada tra le due località. Ho in mente l’immagine dell’edificio rivolto ai campi coltivati della Taviela, con alle spalle la presenza di prati sfalciati che lentamente salgono verso il bosco».
Una “cartolina” che fa da sfondo ai suoi ricordi. «Ero una bambina piuttosto intraprendente e non avevo alcuna timidezza: mi piaceva stare tra la gente, passione che ho potuto coltivare anche da adulta, grazie al mestiere di albergatrice». A Sara, dunque, viene affidato il delicato compito che porterà avanti per almeno 4 anni. «La responsabile della distribuzione era Melania, una donna di Maranzanis che si occupava anche della cura della chiesa e che ricordo autorevole e affidabile». Insomma, tutto era sotto la sua supervisione, comprese le spiegazioni dei dettagli di come avrebbe dovuto svolgersi la consegna alla piccola diffusora Sara.
«In poco tempo conoscevo a memoria le case destinate alla ricezione del giornale e quel piccolo servizio, da me portato a termine settimanalmente con molta serietà, mi rendeva orgogliosa e mi faceva sentire piuttosto importante anche agli occhi degli altri bambini del paese».
Sara ricorda che il compito le era stato affidato nel periodo in cui si preparava alla Prima Comunione, che al tempo si faceva in seconda elementare, più o meno all’età di 8 anni.
«Ripensandoci oggi – aggiunge – posso dire che nelle famiglie ero sempre ben accolta e il settimanale diocesano era atteso con trepidazione. Entrava nelle case come una finestra aperta, portando notizie, racconti, uno sguardo sul mondo che andava oltre il paese in cui si viveva. Era un momento di condivisione, di dialogo, persino di svago, quando non c’era abbondanza di giornali o di media che trasmettono notizie in continuazione, come oggi. Posso dire che, in fondo, per molte famiglie, “la Vita Cattolica” era il raggio di sole della domenica».
Anche grazie ad una bambina che aveva accolto il compito di cui era stata incaricata con il massimo della serietà e della dedizione. E che ha accettato di condividere un ricordo semplice e prezioso della sua infanzia, in occasione del centenario del settimanale diocesano.
Monika Pascolo














