Pedemontana

Prossenicco. Da Cleveland sulle tracce di padre Joseph Skur

Quella di domenica 27 settembre, sarà per la comunità di Prossenicco, frazione di Taipana, una giornata del tutto particolare. Alle 9.30 è infatti atteso un gruppo di oltre 30 persone provenienti da Cleveland, nell’Ohio, legato alla storica parrocchia di St. Mary of the Assumption, fondata alla fine dell’Ottocento da emigranti sloveni e della Benecia.

«Il loro viaggio – si legge nella pagina Facebook della Pro Loco Amici di Prossenicco – nasce dal desiderio di conoscere i luoghi da cui partirono i loro antenati. Prossenicco inizialmente non faceva parte dell’itinerario, ma grazie ai social hanno scoperto la storia di padre Joseph Skur (Giuseppe Scuor), emigrato in America nel 1914 e che per 5 anni fu pastore della loro parrocchia. Hanno quindi deciso di raggiungere il nostro paese proprio per conoscere il luogo da cui partì. Visiteranno la chiesa e il museo di Prossenicco, dove la sua storia e quella di tanti altri emigranti vengono raccontate attraverso fotografie, documenti, oggetti e testimonianze. Sarà una visita breve, ma per noi rappresenta un risultato importante, segno che l’impegno teso a mantenere le nostre tradizioni e a tramandare la nostra storia ci ha portato oltre oceano». Al termine della visita ci sarà un rinfresco per tutti.

Ma chi era Joseph Skur? Nato nel 1880 a Prossenicco in una famiglia numerosa (erano in otto fratelli), fu consacrato sacerdote nel 1907 e iniziò a esercitare il proprio ministero nelle valli del Natisone. Nel 1911, a Topolò, come cappellano, tentò un’iniziativa audace: creare una cassa rurale per le popolazioni locali, ispirata alle cooperative finanziarie sorte in Slovenia. «Si racconta – spiegano dalla Pro Loco –, che a chi gli chiese se si fidava di fare credito ai poveri, lui rispondeva che avevano poco da perdere, tranne la loro dignità, ed era proprio quella dignità a renderli affidabili. La proposta, una “banca slava” sotto il nome di “Illiria Ustani”, scatenò polemiche e tensioni nazionalistiche, riaccendendo la già storica persecuzione della lingua slava e del sacerdote slavo».

La sua audacia venne percepita come un affronto, tanto che perse il diritto d’insegnamento nella scuola di Topolò. Alla fine, l’unica via percorribile deve essergli sembrata l’emigrazione, studiò quindi l’inglese, finché il 26 ottobre 1914 salpò da Genova con il piroscafo Stampalia, lasciandosi alle spalle conflitti, polemiche e un’Europa sull’orlo della guerra. Il suo era un biglietto di terza classe, come quello della grande maggioranza degli emigranti. In America era già arrivato il più giovane dei suoi fratelli, Anthony, che si sarebbe poi laureato in medicina diventando medico. I dati di don Skur erano annotati con cura: sacerdote, proveniente da Prossenicco, celibe, 5 piedi e 10 pollici, non prigioniero, non anarchico, non poligamista, con meno di 50 dollari in tasca, diretto a Brooklyn, ospite del connazionale don Giovanni Kranjee.

Ben presto il sacerdote trovò il suo posto tra le comunità italiane e slovene: Joliet, Lorzine, Cleveland e, infine, Pittsburgh, dove morì nel 1934. Mantenne un contatto epistolare con la famiglia, raccontando che, pur lontano dalla sua terra, il suo cuore custodiva la neve sulle montagne di Prossenicco, il suono delle campane e l’odore del fieno.

A.P.

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