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San Francesco, un «capitale» per il Friuli da 800 anni

Anche noi friulani abbiamo profondi e personali motivi per celebrare domenica 4 ottobre, San Francesco. La giornata della memoria del Santo – dichiarato “patrono d’Italia” da Pio XII nel 1939 – nell’anno dell’ottocentesimo anniversario della sua morte è tornata ad essere festa nazionale, in virtù della legge approvata dal Parlamento lo scorso anno, revocando l’abolizione decisa nel 1977.

E numerose saranno le iniziative per celebrare “il poverello” di Assisi nella nostra Diocesi, dalla Messa e le esposizioni in Cattedrale a Udine alle iniziative nel Santuario di Gemona, a varie evocazioni.

Il Friuli francescano

Il Friuli, infatti, ha una tradizione “francescana” di data antichissima, successiva di poco alla morte del santo, avvenuta tra il 3 e il 4 ottobre 1266 e alla sua canonizzazione, di soli due anni successiva, nel 1268. Furono i patriarchi a chiamare i francescani nella diocesi di Aquileia, nella Patria del Friuli, qualche decennio dopo la proclamazione della santità di Francesco: consideravano i suoi fratelli, i “Frati Minori”, un vero “capitale” per il popolo cristiano grazie al loro carisma di predicare, di annunciare il Vangelo in povertà e così fronteggiare l’eresia più pericolosa di quel tempo che disprezzava l’autentica bontà della creazione e dell’uomo, come aveva cantato Francesco.

Ripercorriamo le tappe della viva presenza dei francescani in diocesi.

Devozione francescana con Sant’Antonio di Padova

È a Sant’Antonio che poi sarà il Santo di Padova che si collega la presenza più antica dei francescani nella diocesi un tempo di Aquileia. Per mandato di San Francesco raggiunse la Patria del Friuli. Già canonico portoghese, Antonio si era convertito alla fraternità francescana. Fu lo stesso Francesco che per le sue doti e la sua preparazione teologica gli affidò il compito della predicazione e lo inviò alle comunità diffuse in Italia. Dal 1227 al 1230 visitò quasi tutta l’Italia settentrionale. Fu così che nel 1227 arrivò anche nel Patriarcato di Aquileia e predicò anche a Udine: ce lo ricorda la chiesetta di via Pracchiuso – a lui dedicata nel 1248 – edificata lì dove si racconta che abbia predicato, ma con scarsa accoglienza, agli udinesi.

Raggiunse quindi Gemona, la cittadina dai forti legami con la presenza dei francescani: un decreto del patriarca Bertoldo, probabilmente del 1219, fa menzione esplicita dei Frati Minori, ai quali, insieme con i Frati Predicatori (domenicani), viene riconosciuta la facoltà della predicazione in difesa della fede cattolica. Fratel Antonio visitò questa comunità e qui fece edificare una cappella dedicata a Santa Maria consacrata il 15 marzo 1248. Il Convento dei Frati Minori divenne, ancor prima di Padova, il primo santuario dedicato a Sant’Antonio. La presenza francescana a Gemona avrebbe germinato nel 1860 il Convento “Santa Maria degli Angeli”, Casa Madre delle Suore Francescane Missionarie del S. Cuore.

A Cividale

A Cividale, residenza dei patriarchi, è documentata ancora un’altra presenza stabile dei Frati Minori: un gruppetto arrivò in città nel 1234. Nel 1238 vivevano all’esterno delle mura della città e la prima pietra della nuova chiesa del loro convento fu posta dal patriarca Raimondo della Torre il 4 febbraio 1285. Il cantiere proseguì almeno fino al 1296. Quella dei francescani era la più grande chiesa in Cividale dopo il duomo.

La capiente aula dell’edificio a pianta cruciforme era adatta ad accogliere la popolazione per ascoltare la loro predicazione. A Francesco e ai frati da lui chiamati “minori” il Papa, prima, e poi anche i patriarchi affidarono il compito di far crescere la fede nel popolo con il servizio della parola.

E Udine?

Quanto a Udine, le notizie della presenza stabile dei Frati Minori risalgono al 1259, durante il patriarcato di Gregorio da Montelongo.

L’articolo completo, a firma di mons. Sandro Piussi, si può leggere sull’edizione de La Vita Cattolica del 30 settembre 2026.

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