Luci tra le sbarre

«Sarete pescatori di uomini»

«Sarete pescatori di uomini». È questa la promessa che Gesù fa a quei pescatori sul lago di Tiberiade, quando li chiama a seguirlo, abbandonando tutto, dal piccolo lago di Galilea al grande mare dell’umanità. A volte però il Signore ci porta lì dove non sembra ci sia granché da pescare: solo rifiuti e robaccia inutile, come scarti gettati in una discarica. Eppure…

Ecco il racconto fattomi da un detenuto-pescatore di uomini, chiamato a gettare la rete del Signore in un carcere di alta sicurezza.

«Padre, mi è successa una bella cosa: vedete, non vi angoscio solo con i miei problemi! C’è qui un detenuto, un pluriergastolano; è qui da quarant’anni, senza mai uscire, per reati gravissimi. Da quando gli è morta la moglie, che aveva conosciuto da ragazzo, si è lasciato andare: non si lava, non ha più voglia di vivere, veste tutto trasandato e sporco. Un giorno, vedendomi nella saletta a pregare il rosario, mi dice: “Ma tu preghi il Signore?”. E a me è uscita fuori questa frase: “Io non credo solo, vivo quotidianamente con Lui, nel bene e nel male”. Da quel momento lui si è avvicinato a me, con grande stupore degli altri detenuti, specialmente dei suoi paesani. Si fa lavare da me, si fa fare la barba, gli ho lavato i vestiti… I suoi compagni di cella gli dicono: “Ma possiamo fartelo noi questo”. E lui risponde: “Voi non lo fate con piacere, lui sì”. Così è iniziata questa bella missione che Dio mi ha dato. Ah, padre, un’altra cosa che è successa. Un giorno gli dico: “Venite a Messa con me, confessatevi”. Ma lui mi guarda e mi dice: “Io non sono mai andato a Messa e non ho nulla da confessarmi con questo prete, non mi piace. Mi viene facile parlare solo con te di certe cose e con nessun altro”. Mi parla del suo dolore più grande, della perdita di sua moglie, alla quale non riesce a rassegnarsi. Lui potrebbe stare ormai in libertà vigilata, ma preferisce stare in carcere. Nemmeno fa venire i figli e i nipoti ai colloqui. Io però sto cercando di spronarlo e spero di riuscire in questo. Ogni giorno gli parlo dei figli, dei nipoti, voglio dargli un po’ di serenità da passare con la sua famiglia. Intanto mi ha promesso che chiamerà l’avvocato, per richiedere la semilibertà. È già un passo».

E che passo! Conforta sapere che anche in un carcere ci sono pescatori di uomini che – con l’aiuto del Signore – riescono a far emergere compagni detenuti dalle acque profonde della disperazione e della rassegnazione. Che il mare ti sia sempre generoso, caro detenuto-pescatore di uomini!

Claudio Santangelo C.M.
Cappellano nella casa circondariale di Tolmezzo

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