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L'editoriale

Servono adulti credibili

Di fronte agli episodi di cronaca nera che nel territorio locale e nel Paese vedono protagonisti adolescenti e giovani, mi chiedo come genitore, insegnante, adulta dove abbiamo sbagliato, come stiamo crescendo i nostri “cuccioli”, dov’è finita la comunità educante, il contesto culturale e sociale che aiutava i genitori e le comunità nella trasmissione dei valori familiari, civili e di fede.
Credo che il mondo dei giovani sia lo stesso da sempre con le sue spinte al cambiamento, le conflittualità con il mondo degli adulti, le contestazioni, il desiderio di misurarsi, di sovvertire le regole dovute alla crescita, mentre nel tempo sono cambiate le forme per esprimerle. Finora ogni generazione si è data linguaggi e strumenti diversi per segnare il passaggio alla fase adulta quella delle responsabilità, della gestione autonoma della propria esistenza, di scelte e di stili personali originali, volti alla affermazione di sé, alla crescita personale e della comunità in cui inseriti. Più che le dinamiche di crescita di adolescenti e giovani, credo oggi siamo cambiati noi adulti, punti di riferimento e modelli a cui guardare per essere imitati o superati, per essere apprezzati o contestati.
Quale condizione e idea di vita adulta proponiamo oggi ai giovani, tale da renderla appetibile e desiderabile da raggiungere? Penso che la società adulta faccia fatica oggi a costruire la propria identità: non accettiamo il passare del tempo, ci vorremmo sempre giovani, efficienti, produttivi, i passaggi esistenziali ci mandano in crisi, facciamo fatica a stare nella complessità.

Siamo noi adulti per primi che dobbiamo ritrovare il senso della vita autentica e del tempo che trascorre in modo significativo per noi e per chi ci sta accanto, riscoprendo il valore della vita, del lavoro onesto, dignitoso e sicuro, dell’amicizia disinteressata, della fratellanza senza confini, della crescita culturale e sociale delle nostre comunità, della partecipazione responsabile alla vita politica ed economica, della cura e custodia del creato, della fede vissuta e trasmessa con gioia.

In questo modo potrà riprendere senso e valore la relazione e lo scambio tra generazioni che aiuta a desiderare il passaggio alla vita adulta che trasmette nuclei valoriali, stili di vita, bagagli culturali, competenze professionali, vissuti di fede che i giovani assumono e traducono con linguaggi nuovi, e personali stili e vissuti, per consegnarli a loro volta alla generazione successiva.

In tanti anni di esperienza scolastica e come mamma, ho compreso che i ragazzi ci chiedono fiducia e compassione, si aspettano che ci mettiamo accanto a loro per farci carico delle loro difficoltà e sofferenze, che gli diamo tempo e ascolto, che siamo disponibili a sporcarci le mani con loro, a fargli vedere come è bello vivere da adulti, cosa significhi assumerci le responsabilità, affrontare le difficoltà e le sofferenze, donarci agli altri e condividere, impegnarci per eliminare le disuguaglianze, assumere stili di vita sobri a tutela del pianeta, vivere una fede autentica che si alimenta alla scuola del Vangelo e dell’Eucaristia e si traduce in gesti concreti di carità. Questi aspetti ideali della vita adulta come li sperimentiamo e viviamo noi oggi?

I giovani si aspettano anche che li aiutiamo a cogliere il valore positivo del limite: l’errore, le imperfezioni, i “no” sono ostacoli che consentono di procedere nel cammino, forze propulsive per migliorare, occasioni di progresso non condanne che tolgono dignità all’essere e lo relegano tra i falliti, gli incapaci, gli scarti della società. Come viviamo noi il limite, l’avanzare dell’età, la sofferenza, il dolore, gli insuccessi?

Altro indicatore della crisi dell’adultità è la solitudine di chi resiste a fare proposte credibili, poiché manca una comunità educante, un contesto culturale e sociale che sostengano il singolo nel lavoro di trasmissione dei valori, dei contenuti, delle competenze, della fede. A questo si aggiunge la delegittimazione delle comunità e delle istituzioni educative (famiglia, scuola e parrocchie, associazioni culturali e ricreative) preposte alla formazione e alla crescita dei giovani, screditate senza offrire alternative efficaci. Quali nuove alleanze educative possiamo generare per fargli riassaporare il gusto delle comunità di vita, di crescita, di lavoro, di festa, di celebrazione?

Siamo all’altezza di tutto questo noi adulti? Così immersi nella complessità del nostro tempo, incapaci di strumenti adeguati per interpretarla, presi sempre dalle cose da fare, dagli spazi da occupare, dagli oggetti da accumulare che ci fanno perdere di vista il significato dell’essere adulti, carenti di alleanze educative e di comunità educanti?

Domande che dovrebbero riportare gli adulti a cercare luoghi di formazione e crescita personale, occasioni di confronto e scambio, opportunità a sostegno della testimonianza alle nuove generazioni che cercano da sempre modelli autentici nel cammino della vita e della crescita.

Siamo noi adulti che dobbiamo ripensare alla nostra condizione adulta, a cosa significhi per noi oggi essere adulti, per ritrovare parole e gesti che dicono e testimoniano ai giovani un’esistenza piena che vale la pena di essere vissuta e che ha senso proporre ciò in cui crediamo: più che mai i giovani d’oggi desiderano avere accanto adulti credibili.

Elena Sindaco

Insegnante e mamma

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