Commento al Vangelo

Solo con Lui la nostra vita fiorisce

Commento al Vangelo del 28 giugno 2026,
XIII Domenica del Tempo ordinario (Anno A)
Mt 10, 37-42

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Parola del Signore.

A cura di don Alex De Nardo

Nonostante si pensi comunemente che spendersi nel volontariato, nel sociale o per la famiglia possa risolvere, da solo, i problemi della società e del mondo, a detta di diversi pensatori cristiani il problema è – sembra strano a dirlo – proprio aver investito troppo nell’altro come soluzione ai problemi. L’altro diventa una realtà ultima, o meglio, si chiede ad una realtà penultima di colmare il nostro infinito bisogno di infinito.

Gesù, nel Vangelo, ci invita a fare una riflessione sull’intensità di amore che hanno le nostre relazioni. Fermo restando che l’amore per gli altri è e resta segno dell’amore divino, vuole farci capire che l’amore che egli ci dona è di un’intensità che nessun amore umano – per quanto bello e intenso – è in grado di sostituire. Qualunque esperienza affettiva ed emotiva, qualunque sentimento che sperimentiamo è e resta realtà penultima. Gesù pretende di essere il riferimento ultimo perché è all’origine di ogni amore, e aspettarsi che l’amore umano colmi il cuore nello stesso modo di quello divino è un’aspettativa che porta con sé gravissime conseguenze. Basta guardarci attorno con un po’ di senso critico e ci accorgeremo di quanta fatica oggi si stia vivendo nel campo delle relazioni; si è tentati di pensare che le relazioni si stiano sgretolando inesorabilmente: quelle tra marito e moglie, tra fratelli, tra parenti, tra amici, tra vicini, tra compaesani… tutti contro tutti.

Ma la soluzione a questo progressivo crollo non sta nell’intensificazione della qualità della rete sociale, bensì nella presa di coscienza che esiste una radice che tiene in piedi tutto e che, se questa manca, secca l’intera pianta: è Gesù Cristo. Per questo motivo l’amore per il Signore deve assumere nella vita del discepolo un primato tale da rinnovare ogni altra relazione, a partire da quelle più prossime e significative; in tal modo esse, rigenerate dalla novità del Vangelo, diventeranno sempre più vere e profonde.

Vivere relazioni generative significa essere disposti a morire, a donare tutto di noi stessi, e questa logica oggi non va di moda, anzi viene derisa e considerata perdente. Ma Gesù su questo è molto chiaro: «Chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà» (Mt 10, 38-39). Una croce che non è sinonimo di dolore e sofferenza, ma di donazione totale. In un tempo di passioni deboli e tristi, Gesù ci parla di una causa per cui vivere, per cui morire, qualcosa che valga più della mia sola vita. Il vero dramma per l’uomo d’oggi non è tanto il morire, ma il non avere niente e nessuno per cui valga la pena vivere, non avere niente e nessuno per cui valga la pena mettersi in gioco, spendere la propria esistenza, rischiare la propria vita.
Davanti alle tante disamine che vengo fatte del nostro tempo, la risposta radicale del Vangelo rimane l’unica capace di traghettare l’uomo fuori dalle sabbie mobili in cui rischia di rimanere impantanato, rimane l’unica prospettiva capace di ridarci pienezza di senso, voglia di vivere. Solo quando siamo totalmente evangelici, totalmente del Signore, allora siamo pienamente uomini, ed è qui, solo con lui, che la nostra vita fiorisce.
don Alex De Nardo

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