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Terremoto, i colombiani in Friuli: «Grandi perdite. Restiamo uniti nella preghiera»

Sono giorni di grande apprensione per la comunità colombiana residente in Friuli, dopo che lunedì 10 agosto un potentissimo terremoto di grado 7,4 Richter, lungo ben 4 minuti, ha colpito la regione del Chocó, nell’ovest del Paese, all’inizio della cordigliera delle Ande, con epicentro a San José del Palmar. A circa 24 ore di distanza dal sisma, avvenuto poco dopo le 14.30 italiane – le 7.30 locali – sono oltre 130 i morti accertati e migliaia tra feriti e dispersi. Un bilancio che, purtroppo, si aggrava di ora in ora.

L’epicentro del sisma (INGV)

Don Francisco Garzon Medina: «Tanta paura e perdite»

«All’inizio c’è stata forte apprensione, io stesso non sono riuscito a mettermi subito in contatto con i miei genitori. Dopo alcune ore ci siamo sentiti e stanno bene» afferma, sollevato, don Francisco Garzon Medina, giovane diacono colombiano che sta completando il percorso di preparazione al sacerdozio qui in Friuli. Raggiunto dai microfoni di Radio Spazio, attualmente don Garzon Medina presta servizio nella Collaborazione pastorale di San Giorgio di Nogaro. «Oggi, dopo la Messa a Marano Lagunare, sono andato a trovare alcuni colombiani che vivono qui, che sono originari di Cali». La città dista circa 200 chilometri dall’epicentro del sisma, ma ha subito numerosi danni e crolli. «Ho chiesto a questi connazionali com’era la situazione a casa loro – ha proseguito don Garzon Medina -, hanno raccontato di aver avuto tanta paura e soprattutto di aver subìto delle perdite non solo materiali. Noi colombiani, come anche i friulani, sappiamo cosa vuol dire avere un terremoto a casa».

Il diacono Francisco Garzon Medina durante la Messa per il 50° del terremoto, a Gemona (Foto: Samantha Olivo)

Colombia, terra di terremoti

Trovandosi sulla cordigliera andina, in una zona vulcanica e – per giunta – nella convergenza di tre grandi placche tettoniche, la zona in cui si è verificato il terremoto del 10 agosto è considerata ad alto rischio sismico. Tuttavia, un terremoto di una simile portata non si verificava da circa mezzo secolo, per la precisione dal 1979. Di recente, in Colombia, si ricordano con dolore i terremoti del 1999 e del 1983, entrambi con una magnitudo inferiore a quello del 10 agosto.

La Cattedrale di Manizales con una delle torri crollata

«Nella preghiera siamo fratelli e sorelle»

«Un terremoto causa la perdita della storia, delle radici e purtroppo anche di vite umane», conclude il diacono colombian-friulano. «Innanzitutto possiamo unirci nella preghiera al popolo colpito dal sisma. Non è una banalità e non è nemmeno una formalità, ma è davvero un gesto che ci fa e ci rende tutti fratelli e sorelle. Certamente, questo spirito di fratellanza in Cristo ci rende anche solidali e io penso che questo sia il primo passo. Io lo vivo come cittadino colombiano: ci si sente male perché il senso di patria, l’appartenenza è qualcosa che costruisce la nostra identità. Nonostante sia felicissimo di essere in questa terra friulana, i legami con il mio Paese, che in questo momento soffre, rimangono ancora».

I Vescovi colombiani: «A fianco delle comunità, coordiniamo il sostegno»

Come riporta VaticanNews, è stata immediata la risposta della Chiesa locale colombiana che, attraverso la Conferenza episcopale, ha messo in moto una imponente macchina per gli aiuti. «Da Manizales, Pereira e Cali, i vescovi sono al fianco delle comunità e coordinano le azioni di sostegno» scrivono i presuli in un comunicato ufficiale, esprimendo la loro vicinanza a «coloro che subiscono le conseguenze di questa emergenza» e rivolgendo «un pensiero speciale alle organizzazioni di soccorso, alle autorità, al personale medico, ai volontari, ai funzionari pubblici, ai membri delle forze dell’ordine e a tutte le persone impegnate nelle operazioni di ricerca, soccorso e assistenza».

In queste ore i canali della Caritas stanno organizzando la rete degli aiuti.

G.L. e V.P.

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