ArcivescovoChiesaIn evidenzaUdine e dintorni

Tre adulti verso il Battesimo. Rito di “elezione” in Cattedrale

Domenica 22 febbraio, prima di Quaresima, nella messa vespertina delle 19 in Cattedrale a Udine, tre adulti hanno vissuto il rito dell’elezione, iniziando così il tratto finale del cammino che li condurrà a ricevere i sacramenti dell’Iniziazione cristiana nel corso della Veglia pasquale del 4 aprile, il prossimo Sabato Santo.

Si tratta di un uomo di 35 anni, italiano, un trentenne di origine ghanese e una donna afghana, di 40 anni. Il rito dell’elezione è il primo incontro dei catecumeni con l’Arcivescovo, che chiederà loro di esprimere la volontà di entrare a far parte della Chiesa Cattolica. Accompagnati dai padrini, i catecumeni saranno presentati dai loro parroci e in tale occasione indicheranno anche il nome scelto per proseguire il cammino che culminerà nel Battesimo, nella Confermazione e nell’Eucaristia, la notte di Pasqua.

Segno di speranza per la Chiesa

«In un tempo in cui i Battesimi sono sempre di meno, anche se i numeri sono piccoli, il cammino del catecumenato è segno di speranza significativo per la Chiesa e dono innanzitutto per le comunità in cui si inseriscono costoro che hanno scoperto e riconosciuto la bellezza di Gesù Cristo – sottolinea padre Francesco Rossi, responsabile del Servizio diocesano per il Catecumenato –. La svolta di un percorso catecumenale non serve solo ai catecumeni, ma è ricchezza di una Chiesa che si interroga e che fa ripartire da Gesù Cristo, dal Vangelo e dai primi segni della fede, la scoperta dell’esperienza cristiana».

Padre Francesco Rossi

Padre Rossi accompagna da ben vent’anni coloro che chiedono di essere guidati da adulti nel cammino per diventare cristiani. Il Servizio diocesano per il Catecumenato, infatti, fu istituito dall’arcivescovo Pietro Brollo nel 2005. I primi incontri, ricorda il responsabile, videro seduti attorno allo stesso tavolo con padre Rossi la segretaria del Servizio per il Catecumenato, Elda Pregeli, don Roberto Gabassi all’epoca direttore dell’Ufficio catechistico diocesano e mons. Lucio Soravito De Franceschi, già docente di Teologia pastorale e Catechetica, oltre che delegato episcopale per i laici. Fu uno slancio pionieristico quello della Diocesi udinese in quell’epoca. Quando ancora nessuno si era speso per immaginare dei percorsi di accompagnamento, la nota pastorale dell’Arcidiocesi di Udine “Diventare cristiani nella comunità” (2005), venne utilizzata come modello dalle altre diocesi in tutta Italia e perfino richiamata dalla Cei. Udine fu anche la prima diocesi a proporre un corso per formatori degli accompagnatori di catecumeni, nel 2015.

Un lavoro intenso, i cui frutti si sono visti nel tempo. Il primo anno i battezzati furono due, ma già nel 2006 le richieste lievitarono fino a 12.

150 Battesimi in 20 anni

In vent’anni sono stati oltre 150 gli adulti battezzati in diocesi, per due terzi donne, dai 16 ai 62 anni. In principio si trattava quasi solo di italiani – precisano dal Servizio per il Catecumenato –, per diversi anni, poi, oltre la metà di coloro che ogni anno presentavano richiesta era albanese (43 in tutto i battezzati di questa nazionalità, 40 gli italiani). Si trattava perlopiù di persone già integrate, che magari dopo essersi “sistemate” anche economicamente, chiedevano di far parte della Chiesa Cattolica. Numerosi anche gli africani: ghanesi (17), ivoriani (10) e nigeriani (9), in particolare. Ultimamente le richieste arrivano più di frequente dall’Est Europa e pure da Paesi asiatici.

La sfida del futuro

«Sempre più la nostra è una società in cui il cristianesimo è dimenticato e il Battesimo ignorato – osserva padre Rossi –. La stragrande maggioranza dei genitori oggi non sente il bisogno di iniziare alla fede i figli e questo dovrebbe far pensare in tutte le comunità cristiane». I numeri, continua il sacerdote, «fanno talvolta rabbrividire: in alcuni comuni, dei 10-15 nati ogni anno uno solo chiede il Battesimo. Siamo davanti ad una generazione di genitori che considera la fede come un optional, e forse nemmeno come tale».

Quale dunque la sfida pastorale ed esistenziale? «Proprio questa situazione, che non può essere ignorata, spinge ad essere ancora più attenti al nostro annuncio della fede – esorta p. Rossi – che non può più essere proposta come tappa dovuta, ma deve diventare vera scoperta. Come diceva Papa Francesco, la fede deve essere affascinante. Se non c’è richiesta, vuol dire che manca il fascino. Su questo dobbiamo tutti interrogarci. Forse un cammino di purificazione, di verifica e di conversione farà bene a tutti».

«Oggi siamo chiamati ad annunciare il Vangelo in una società scristianizzata – conclude p. Rossi –. Misuriamoci con questa sfida senza dire “Oh, che peccato”, ma ricordando che questa è la nostra opportunità. È qui che noi dobbiamo lavorare. La presenza di adulti, giovani, adolescenti e fanciulli che si accostano al Vangelo è manifestazione della grazia che sempre si rinnova».

Valentina Zanella

Articoli correlati