Commento al Vangelo

Voi siete la luce del mondo

Commento al Vangelo dell’8 febbraio 2026,
V Domenica del Tempo ordinario (Anno A)
Mt 5, 13-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
 Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Parola del Signore.

A cura di don Alberto Santi

Gesù ci rivela in questo passo del Vangelo l’identità più profonda del discepolo. Se nelle Beatitudini ci ha educati a guardare gli altri per riconoscere in essi i beati del Regno, qui ci invita a cambiare prospettiva: nell’incontro con noi, anche gli altri sono chiamati a intravedere qualcosa di Dio.
Ma perché Gesù ha voluto paragonare i suoi discepoli al sale della terra e alla luce del mondo? Se ci riflettiamo, una lampadina è piccola ma riesce a illuminare un ambiente grande; il sale è qualcosa di minimo rispetto al cibo a cui dà sapore. Con queste immagini Gesù concepisce la sua comunità come piccola, inserita in un tessuto sociale molto più vasto, ma capace di incidere, di trasformare dall’interno una massa molto più grande (cf. Mt 5,13-16).
Il sale non si vede, ma cambia il gusto di tutta la pietanza; la lampada non fa rumore, ma vince il buio. Così è il cristiano: chiamato a “contaminare” di bene l’ambiente in cui vive.

Gesù lo dice chiaramente: «Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16). Non si tratta di grandi gesti, ma di opere e scelte quotidiane, di atteggiamenti concreti.
È importante però chiarire un passaggio: noi non siamo sale della terra e luce del mondo solo perché cristiani battezzati. Lo diventiamo nella misura in cui la fede ricevuta nel Battesimo si traduce in vita vissuta. Siamo giustificati davanti a Dio per la fede, certo, ma siamo chiamati ad una fede operosa, che prende forma in decisioni, gesti, modi di pensare e di relazionarci.

Come allora, concretamente, essere luce del mondo? Il versetto alleluiatico ci offre la chiave: «Io sono la luce del mondo, dice il Signore; chi segue me avrà la luce della vita» (Gv 8,12). Essere luce è possibile ad una sola condizione: seguire Gesù.
Mettersi alla sequela di Gesù, però, non vuol dire semplicemente imitare alcune sue azioni o osservare delle regole. Nel contesto ebraico significa diventarne discepoli. E, a differenza di quanto avveniva con i rabbini del tempo, non siamo noi a scegliere il maestro: è Gesù che sceglie ciascuno di noi. «Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi» (Gv 15,16).
Fino a quel momento il discepolo si faceva servo del maestro. Gesù, invece, spezza questo schema: «Non vi chiamo più servi, ma amici» (Gv 15,15). La parabola del figlio prodigo lo mostra con forza: il padre non accetta che il figlio torni come servo, ma lo restituisce alla dignità di figlio e fa festa con lui (Lc 15,11-32).

Seguire Cristo significa allora essenzialmente: riconoscersi scelti e amati; imparare dalla persona di Gesù, non solo la sua dottrina, ma lasciandoci formare dalla sua mitezza, dalla sua umiltà e dal suo amore concreto; accettare di restare discepoli per tutta la vita, senza mai sentirsi “arrivati”, ricordando che «uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli» (Mt 23,8).
Chi vive così ha in sé la luce della vita. E per illuminare gli altri non deve fare cose straordinarie: deve solo essere se stesso. Quando come battezzati viviamo in modo autentico la nostra relazione con Cristo, compiamo azioni cristiane e, gli altri, vedendole, a loro volta renderanno gloria a Dio.
don Alberto Santi

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