Economia

C’è più lavoro ma è più povero. Allarme della Caritas per il nordest

Più lavoro, ma più povertà. È questa, in estrema sintesi, la fotografia del Nordest secondo le ultime indagini di Caritas italiana. Un quadro che è stato illustrato a Vicenza da Nunzia De Capite, sociologa ed esperta di politiche sociali, durante il convegno “Il lavoro povero, un fenomeno in aumento”.
Secondo i dati forniti da Caritas italiana, nel Nordest, negli ultimi dieci anni, la disoccupazione è scesa dall’8% al 4% (fonte Istat), ma al contempo la povertà assoluta è quasi raddoppiata, passando da circa il 4% al 7,6%.
In Italia il 10,2% dei lavoratori (pari a oltre 2,3 milioni di persone) è a rischio povertà, contro la media Ue dell’8,2%; un lavoratore su quattro ha una retribuzione bassa, valore che supera il 50% se si parla dei lavoratori part-time; è a rischio povertà oltre il 20% delle famiglie monoreddito.

Tornando al Nordest, De Capite spiega che «il problema non è l’accesso al lavoro, ma la sua qualità e capacità di proteggere. Avere un impiego oggi non garantisce automaticamente una vita dignitosa. Salari bassi, part-time involontario, discontinuità e lavoro grigio producono redditi insufficienti e carriere contributive fragili. Non è solo lavoro che paga poco: è lavoro che non protegge nel presente e nel futuro. Se il lavoro non assicura sicurezza economica, si incrina la fiducia nelle istituzioni e nel modello di sviluppo. La sfida è, quindi, rendere il lavoro regolare, stabile e sufficiente per vivere».

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