Sempre di più le vacanze sui pedali sono una scelta che va consolidandosi. Ce lo suggerisce in primo luogo la nostra percezione, basta un’occhiata alle ciclovie, frequentatissime con la bella stagione, ma – soprattutto – lo confermano i numeri, in particolare quelli del rapporto «Viaggiare con la bici 2026. La via italiana al cicloturismo».
Giunto alla sesta edizione – e realizzato da Isnart-Unioncamere per l’Osservatorio sull’Economia del Turismo delle Camere di Commercio in collaborazione con Legambiente –, il dossier stima che nel 2025 siano state 49 milioni le presenze cicloturistiche nel nostro Paese, il 5,5% sul totale dei turisti. Un dato stabile, ma che ha visto (dal 2019 ad oggi) crescere del 39% l’impatto economico sui territori, arrivando a toccare, sempre nel 2025, la quota di 6 miliardi di euro.

Quanto spendono i turisti in bicicletta
Leggendo più nel dettaglio i dati del rapporto, si scopre che il cicloturista spende in media 69 euro al giorno pro-capite per l’alloggio (erano 65 euro nel 2024) e 91 euro per gli altri acquisti di beni e servizi sul luogo di vacanza (70 nel 2024). Grande interesse anche per l’enogastronomia locale, con una spesa media giornaliera a persona nei ristoranti di 22 euro, e di 10 euro per gli acquisti di prodotti tipici locali; ma anche per i servizi termali e wellness (circa 17 euro a persona al giorno).
Ma chi è il cicloturista?
Innanzitutto, uomini e donne sono alla pari, si viaggia prevalentemente in coppia o con amici. La buona notizia, inoltre è che il 2025 vede consolidarsi anche il crescente interesse dei giovani (i turisti della cosiddetta “Gen Z” sono il 17,3%, contro il 9,3% del 2024), per un turismo sempre più attivo e curioso di quanto il territorio ha da offrire: tra le attività più praticate le visite nei centri storici, le gite al mare/lago e le degustazioni enogastronomiche.
Il web è il grande “influencer”: 6 cicloturisti su 10 decidono su internet dove andare, cercando soprattutto informazioni su itinerari ed offerte promozionali, mentre 1 su 2 racconta l’esperienza sui social.

Chi cammina? Soprattutto donne
Non c’è solo la bicicletta. Oggi, infatti, sono sempre di più sono le persone che decidono di scoprire il Friuli a piedi, seguendo uno degli otto cammini che lo attraversano. E, anche qui, una recentissima ricerca ha provato non solo a dare una dimensione di questo fenomeno, ma pure a fare un identikit di chi questi cammini li percorre. A condurre l’indagine è stata «Romea Strata», con l’elaborazione di Terre di Mezzo Editore e il contributo scientifico del Centro di studi avanzati sul turismo dell’Università di Bologna.
I dati parlano di 6.665 credenziali distribuite nel 2025 lungo gli otto itinerari regionali, per un totale di circa diecimila camminatori, quasi 69 mila pernottamenti e un impatto economico che supera gli 8,25 milioni di euro.
Il “camminatore tipo” ha tra i 56 e i 65 anni, e più frequentemente è una donna, parte a maggio e sceglie i sentieri del Friuli-Venezia Giulia per immergersi nella natura, conoscere il territorio, ritrovare un equilibrio emotivo che la vita ordinaria fatica a garantire. Più precisamente le donne rappresentano il 62,7% dei camminatori, a fronte di una media nazionale sostanzialmente paritaria. «Il Friuli-VG è percepito come una regione sicura, dove una donna che cammina da sola si sente serena» osserva Viola Gaudiano, project developer di Romea Strata.

Il Friuli-Venezia Giulia amato dagli stranieri
A offrire uno sguardo interessante (e lusinghiero!) sul Friuli-Venezia Giulia è inoltre il «Cycle Tourism Index 2026», rapporto – realizzato da Bikenomist e Komoot – che misura l’attrattività delle regioni per i turisti stranieri, basandosi sui dati di oltre 50 milioni di utenti. E per il Friuli-Venezia Giulia il verdetto è – per il periodo estivo – da primato: se infatti nell’indice annuale combatte nel gruppo di testa, con l’arrivo dell’estate balza al terzo posto assoluto in Italia.
Un “bronzo” nazionale che vede la regione posizionarsi subito dietro a Trentino-Alto Adige e alla Sardegna. Il dato conferma quindi quanto le ciclovie regionali (Alpe Adria in primis) siano diventate un punto di riferimento per chi cerca un mix di natura, cultura, mare e, non da ultimo, enogastronomia.
Anche in primavera la regione tiene il passo, attestandosi al quinto posto della classifica italiana. Nonostante l’eccellente performance estiva del Friuli-Venezia Giulia, il report evidenzia come l’Italia viaggi ancora a diverse velocità, con alcune regioni capaci di costruire un’identità fortissima all’estero in maniera “destagionalizzata”, vengono cioè scelte nel corso di tutto l’anno.
Qual è dunque la classifica generale annua? Al primo posto c’è il Trentino-Alto Adige con 52,1 punti (al 7° posto assoluto in Europa), seguono la Sardegna con 32,83 punti, fortissima proprio nella destagionalizzazione, e la Liguria (25,79 punti), molto amata dai mercati del Nord Europa. Subito dopo si collocano Toscana, Friuli-Venezia Giulia e Veneto, a dimostrazione di un potenziale altissimo.
Il report, inoltre, lancia una sfida ai territori regionali: su scala europea, a dominare la classifica è la Croazia, con l’Istria (71,12 punti) al primo posto assoluto. Il successo croato non è dovuto a una singola meta, ma a un sistema territoriale integrato lungo la costa adriatica. E, infatti, la Croazia guadagna anche il terzo posto assoluto, con l’area di Primorje-Gorski Kotar. Al secondo posto, invece, ci sono le Baleari.
Anna Piuzzi















