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Ferito, non abbattuto. 50 anni dopo il Friuli si affida ancora alla Madonna di Castelmonte

Un popolo ferito, ma non abbattuto. Un popolo capace di riprendersi proprio mettendosi in cammino, sapendo che il Signore non abbandona.
Cinquant’anni dopo quel primo pellegrinaggio diocesano fortemente voluto dall’arcivescovo Battisti in seguito alla tragedia del sisma del 1976, ancora una volta il Friuli si raduna ai piedi della Madonna di Castelmonte, nella Festa della Natività della B.V. Maria, martedì 8 settembre. E ancora una volta per chiedere il dono della ricostruzione materiale e spirituale di questa terra e la protezione della Vergine sulla Chiesa udinese.

Pellegrinaggio diocesano a Castelmonte, 2026

Il cammino


Il termometro segna 35 gradi alle 14.30, a Carraria. Qualche nuvola sarebbe gradita, ma tra i pellegrini c’è chi preferisce comunque il sole a «quella volta in cui salimmo sotto il diluvio». La benedizione dell’arcivescovo Riccardo Lamba dà il “La” alla salita verso Madone di Mont. Ancora una volta, cantano e pregano insieme famiglie, nonni e nipoti, fidanzati per mano, amici. È idealmente tutto il Friuli che affronta unito la fatica per trovare protezione dalla sua Madonna.


Il direttore dell’Ufficio liturgico diocesano, mons. Loris Della Pietra, guida la meditazione e i canti. Alcuni giovani si danno il cambio nel portare la croce. I meno allenati hanno preferito salire al Santuario in auto prima dell’avvio della processione, ma sono numerosi anche coloro che affrontano a piedi la salita, nonostante il pomeriggio rovente.
Mons. Lamba con passo deciso sale con i fedeli e con lui alcuni frati, tra i quali il nuovo rettore, padre Francesco Zoccatelli e l’uscente, padre Andrea Cereser. «Ho ancora le forze per fare questi 7 chilometri e mezzo e ho avuto piacere di percorrerli prima di lasciare («con nostalgia») Castelmonte, come ho fatto negli ultimi tre anni accanto a mons. Lamba», confida quest’ultimo. Un modo per dire ancora grazie alla Vergine perché «proprio a Castelmonte è nata la mia vocazione. Avevo 13 anni quando mia madre mi portò qui».


Tra i pellegrini non mancano i giovani, ma è in particolare per chi ha vissuto il 1976 che questa salita «vale più delle altre». Clara Vidale, già sindaca di Forni Avoltri, è qui «soprattutto per il desiderio di ringraziare la Madonna per il grande sostegno che ha dato alla nostra gente durante la grande catastrofe del terremoto. È stata per noi un segno di fede e di speranza – afferma – e sono certa che continuerà a starci vicino e a concederci tanta pace».
Anche per Alessandra Primus «è molto emozionante esserci oggi». La donna è arrivata da Timau. «Mi definisco una “bambina del terremoto”. Avevo soltanto otto mesi e cinque giorni quando è successo. Sono qui per ringraziare soprattutto la Madonna, come nelle intenzioni dell’allora vescovo Battisti. Nonostante la grande disgrazia, siamo stati un popolo unito e siamo riusciti a rialzarci con le nostre forze e con l’aiuto delle tantissime persone che ci hanno sostenuto».

La celebrazione

«Pace e Bene». Ad introdurre la celebrazione nel grande piazzale del Santuario, al termine della salita, è il nuovo rettore di Castelmonte, padre Francesco Zoccatelli, che ricorda le origini del pellegrinaggio «nato per dare un senso alla fatica della ricostruzione, che si rinnova ogni anno per dare un senso alla fatica del nostro crescere quotidiano».

Il saluto del nuovo rettore, padre Francesco Zoccatelli

A concelebrare, accanto a mons. Lamba anche il vescovo uruguaiano Carlos Maria Collazzi Irazábal, il vicario generale mons. Dino Bressan, il ministro provinciale dei frati francescani Cappuccini del Triveneto fra Alessandro Carollo, moltissimi sacerdoti. In prima fila le autorità: il Prefetto, il Questore, rappresentanti della Regione e Sindaci (davanti quello di Cividale, Attilio Vuga, e la sindaca di Prepotto, Maria Clara Forti). E poi tantissimi fedeli.

Nell’omelia mons. Riccardo Lamba riprende le parole del Rettore: «Molti di noi non sono saliti a piedi oggi per fare una scampagnata (…) Siamo venuti quassù come pellegrini. E il senso del pellegrinaggio è sapere di avere una meta. Noi sappiamo che la meta della nostra vita è l’incontro con il Signore Gesù Cristo nell’eternità».
In questi 50 anni tanti friulani hanno vissuto questo stesso cammino, ha ricordato mons. Lamba, «così come lo volle l’arcivescovo Battisti: come un’esperienza di fede, quella fede che ha sostenuto un popolo ferito dal terremoto. Ferito, ma non abbattuto. Capace ancora di riprendersi proprio guardando verso la meta dell’incontro con il Signore, sapendo che egli non lo aveva abbandonato, ma lo aveva sostenuto anche nel momento della prova».


Nella festa della Natività di Maria, l’Arcivescovo richiama poi proprio la figura della Vergine, che definisce «una di noi, una donna che ha sperimentato la nostra umanità perché questa possa essere trasformata in fede». «Maria ci invita a credere che è possibile affidarsi a Dio, anche nella nostra piccolezza». «Noi oggi siamo qui per contemplare ancora una volta la bellezza di questa bambina – aggiunge l’Arcivescovo – a chiederle per ciascuno di noi, per le nostre comunità, per la nostra Chiesa, per l’umanità tutta, di essere trasformati nella nostra umanità così spesso ferita, così spesso anche capace di cose assurde – e la cronaca ce le riporta: omicidi, femminicidi, infanticidi… –. Chiediamo la grazia a Maria di intercedere per noi: come lei è stata docile alla grazia di Dio ed è cresciuta nella fede, così anche noi possiamo essere (…) trasformati profondamente» «perché possiamo essere quella umanità nuova di cui anche Papa Leone ci parla nell’ultima Enciclica, un’umanità capace di essere segno di speranza per tante persone che in questo momento sono disperate. Chiediamo la grazia di poter crescere come lei nel desiderio di annunziare la buona notizia che Dio non smette di amare l’umanità».

In conclusione, prima del canto del Magnificat che accompagna la preghiera di affidamento alla Vergine di Castelmonte, l’Arcivescovo ringrazia padre Andrea Cereser per il suo servizio e annuncia la promulgazione del nuovo documento sulle Collaborazioni pastorali che sarà consegnato nelle Foranie nelle prossime settimane (ne scriviamo sulla Vita Cattolica del 9 settembre 2026). «Mi auguro che proprio partendo da qui, dal Santuario della Madonna di Castelmonte – è l’auspicio conclusivo dell’Arcivescovo –, noi possiamo trovare nuova forza, nuovo vigore, entusiasmo e gioia per portare l’annunzio del Vangelo a un mondo che ha tanto bisogno della Buona Notizia».
Valentina Zanella
(ha collaborato Bruno Temil)

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