Cento anni insiemeMontagna

La testimonianza di uno storico abbonato: «Sono cresciuto con Vita Cattolica»

In casa la chiamavano tradizionalmente “sfuei”, per via della caratteristica della foliazione ridotta delle edizioni dei primi anni. «Era leggero, ma un concentrato di notizie». E a quel “sfuei” che al tempo arrivava in canonica (per poi essere distribuito tra le famiglie della comunità), nessuno ha mai voluto rinunciare, tanto che ancora oggi la famiglia di Sereno Ariis, classe 1945 di Enemonzo, è abbonata al settimanale diocesano “la Vita Cattolica”. «Le zie lo portavano a casa ogni settimana – racconta –; posso dire di essere cresciuto col giornale dell’Arcidiocesi». Già da giovane, non appena l’aveva in mano, leggeva per intero il settimanale. «Sono sempre stato un fedelissimo», si definisce.

Un legame mai interrotto, nemmeno quando Sereno – tra il 1965 e il 1972 – si trasferì per studio a Verona, alla congregazione dei Poveri Servi della Divina Provvidenza, fondata da San Giovanni Calabria. «In quegli anni trascorsi via da casa mia zia Giuseppina mi spediva settimanalmente “la Vita Cattolica” – racconta –; così non ho mai smesso di tenermi informato su tutto quello che accadeva in Diocesi e nelle nostre comunità».

Sereno è sempre stato un lettore affezionato, in particolare delle rubriche di Riedo Puppo e mons. Duilio Corgnali. «Mi piacevano perché in quegli scritti e in quelle riflessioni mi riconoscevo, il pensiero degli autori era il mio». Una vita lavorativa trascorsa al Caseificio di Enemonzo come impiegato, Sereno ricorda di non avr mai perso nemmeno un commento al Vangelo della domenica e la lettura della pagina friulana è per lui un appuntamento settimanale ormai consolidato. «Comunque – evidenzia – a interessarmi sono tutte le notizie pubblicate, non solo quelle della Chiesa locale».

Impegnato nella comunità parrocchiale, come referente del parroco mons. Pietro Piller, Sereno ogni domenica cura la preparazione della chiesa per la Santa Messa. Da 40 anni è uno dei componenti del Consiglio pastorale di quella che oggi è la Collaborazione di Ampezzo (di cui mons. Piller è parroco coordinatore) e per tanti anni è stato pure uno dei membri della Giunta nel Consiglio diocesano, ai tempi dell’arcivescovo mons. Alfredo Battisti, periodo di cui ha bellissimi ricordi.

A suo dire il giornale della Diocesi ha sempre saputo raccontare la società, seguendone i principali mutamenti, motivo per cui nella sua famiglia anche oggi resta un punto di riferimento importante. «Ho apprezzato che nel tempo si siano rinnovati non solo i contenuti, ma anche la veste grafica».

Insomma, l’attaccamento e l’affetto per il “sfuei” – oggi di dimensioni maggiori rispetto ai primi anni di pubblicazione – in casa Ariis sono ancora profondi e ben radicati.

Monika Pascolo

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