Si intitola “Patrimonio architettonico del Friuli Venezia Giulia nel cinema di fiction: chiese e monasteri” la conferenza che lo storico Carlo Gaberscek – autore di fondamentali monografie sulle location cinematografiche in regione, ma anche in Usa e Spagna – terrà mercoledì 22 aprile, alle ore 18, nella Biblioteca del Seminario Arcivescovile di Udine (ingresso da viale Ungheria 18 o via Ellero 3). La conferenza, organizzata dalla Biblioteca in collaborazione con l’Associazione udinese Amici dei musei e dell’arte, offrirà un itinerario nella storia cinematografica attraverso luoghi sacri della regione. Anticipiamo qui una sintesi dell’intervento del relatore.
Tutto il territorio del Friuli-Venezia Giulia è diventato oggi una importante location cinematografica, capace di attirare produzioni nazionali e internazionali: film di fiction, serie televisive, documentari, video musicali, spot commerciali. A cominciare dall’inizio degli anni ‘50, in Friuli-V.G. sono stati girati circa 430 film per il grande e piccolo schermo che hanno utilizzato una grande quantità di luoghi (o location, in linguaggio cinematografico): realtà geografiche, ambientali, architettoniche. Sono scenari reali che il cinema, inserendoli in storie di finzione, sa caricare di grande forza rappresentativa ed emotiva. Tra le tante tipologie ed esemplari del ricco patrimonio architettonico ed ambientale regionale numerose sono anche le chiese, i monasteri ed altri edifici ecclesiastici che sono stati utilizzati in film e serie televisive in taluni casi solo come fondo scenografico o cornice per le storie portate sullo schermo, ma in altri casi anche come elementi fondamentali e strutturali, parte attiva dell’intreccio e della creazione di un’atmosfera, con un ruolo di coprotagonisti o addirittura protagonisti delle vicende raccontate, come la chiesa di Sant’Osvaldo a Sauris di Sotto che diventa set cinematografico di “Penne nere” (1952), il primo film di fiction girato in Friuli, e la chiesetta di Sant’Agnese a Sella Sant’Agnese (in comune di Gemona) location del famoso piano-sequenza di “La grande guerra” (1959) di Mario Monicelli. Molto originale è l’utilizzo dell’interno della chiesa di San Martino a Socchieve in un film di produzione brasiliana, “Road 47” (2013), per una sequenza ambientata durante la seconda guerra mondiale: le vicissitudini di un gruppo di soldati del corpo di spedizione brasiliano che combatteva al fianco degli americani sul fronte di Cassino nei primi mesi del 1944. È una sequenza girata in un vero e proprio scrigno d’arte: nel presbiterio affrescato da Gianfrancesco da Tolmezzo. Uno straordinario incontro / dialogo di grande impatto visivo tra cinema e pittura del Rinascimento friulano! Ma non è un esempio isolato: in anni recenti a Cividale il cinema ha scoperto le potenzialità dell’ex monastero di Santa Maria in Valle come set cinematografico, in particolare del chiostro, utilizzato nel film sloveno “Mama” (2016), in una sequenza in cui ha un breve ruolo don Pierluigi Di Piazza; poi nella miniserie televisiva “Il confine” (2018), in cui rappresenta un liceo triestino; e nel bel film sloveno “La ragazza del coro” (2025), la cui regista Urška Djukic ha affermato: «L’ex monastero delle Orsoline mi ha dato una grande ispirazione per la scrittura al punto che ho deciso di ambientare qui la maggior parte del film». Pure la regista triestina Laura Samani per il suo film “Piccolo corpo” (2022) ha tratto ispirazione da un luogo, il Santuario della Madonna di Trava (frazione di Lauco) in Carnia, uno dei cosiddetti santuari del respiro (numerosi nella zona alpina nei secoli passati), ove poter battezzare le anime dei bambini nati morti per salvarli dall’eterna prigionia del Limbo. Nell’ambito della città di Udine il cinema ha scelto principalmente la chiesa di San Giacomo, utilizzata nel film “Un bacio” (2016) e “Three the Movie” (2017), e la Biblioteca Arcivescovile in “Custodes bestiae” (2004) del regista udinese Lorenzo Bianchini, maestro del genere thriller. A Gorizia la regista Margherita Vicario per il suo film “Gloria!” (2025) ha saputo trovare in una chiesa pressoché sconosciuta ai più, quella di San Carlo Borromeo in Seminario, una perfetta ambientazione settecentesca per la vicenda portata sullo schermo che culmina con la sequenza di un concerto alla presenza di papa Pio VII. Raramente nei film di fiction le chiese appaiono nella loro reale identità: fa eccezione la Basilica Patriarcale di Aquileia, che rappresenta se stessa in “La scelta di Maria” (2021), film televisivo per il quale viene ricostruita la solenne cerimonia del 28 ottobre 1921 in cui a Maria Bergamas (interpretata da Sonia Bergamasco) fu affidato il compito di scegliere chi, tra undici caduti non identificabili, sarebbe diventato il Milite Ignoto. Numerosi sono anche gli edifici sacri usati dal cinema a Trieste, dato che in questa città e nella sua provincia sono stati girati più di 250 film: la Basilica di San Giusto; la chiesa neoclassica di Sant’Antonio Nuovo (che diventa uno dei set della famosa serie televisiva “La porta rossa”, 2017); l’interno della chiesa di San Nicolò dei Greci (una sequenza di matrimonio di “Anna Karenina”, 1974, prima serie televisiva girata in regione); il Santuario di Monte Grisa; il santuario di Monrupino; il Duomo di Muggia in film televisivi di produzione tedesca, e la Basilica romanica di Muggia Vecchia.
Carlo Gaberscek














