C’era aria di festa in seno a una delle principali associazioni scoutistiche attive nel nostro territorio, l’Associazione italiana Guide e Scout d’Europa. Il motivo? Il 14 aprile l’associazione ha spento le sue prime 50 candeline. Un anniversario che non ha nulla a che vedere con quello del terremoto in Friuli, seppure l’anno di fondazione degli “Scout d’Europa” sia il medesimo del tragico sisma, il 1976. In quell’anno un gruppo di capi scout decise di fondare un movimento che mettesse al centro la crescita integrale dei ragazzi secondo il metodo di Robert Baden-Powell (fondatore dello scoutismo) e alla luce del Vangelo. Oggi quell’intuizione conta più di 20 mila associati in tutta Italia. Domenica 19 aprile, nella Basilica patriarcale di Aquileia, sarà l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, a presiedere la Messa celebrativa dell’importante traguardo. Accanto a lui, delegati delle Chiese “sorelle” di Gorizia e Trieste.
«Il nostro obiettivo è formare buoni cristiani e buoni cittadini nel solco del metodo originario del fondatore dello scautismo, ma aggiornato al mondo in cui viviamo e nel quale i nostri ragazzi crescono». Parola di Giacomo Picco, vicecommissario del distretto del Friuli-Venezia Giulia. La proposta Fse si struttura su cinque pilastri: formazione del carattere, abilità manuali, vita cristiana, vita all’aperto e salute e spirito di servizio. Cinque dimensioni che diventano stile di vita, un invito a “imparare facendo”, tra natura, comunità e fede condivisa.
In regione, gli Scout d’Europa sono una realtà viva e diffusa, sebbene meno dell’Agesci. I gruppi Fse sono presenti a Udine, Pasian di Prato, Tarcento, Lucinico, Trieste e Opicina. In tutto circa 500 tra bambini, ragazzi, giovani e capi adulti. Questa associazione scout è particolarmente attiva e presente anche agli appuntamenti giovanili ecclesiali e nelle occasioni di servizio nell’Arcidiocesi udinese; tra queste, vi sarà anche la Messa del 3 maggio a Gemona per il 50° del terremoto.

Una particolarità della Fse è la cosiddetta intereducazione: «Non è da intendere come una divisione rigida, quanto invece come uno strumento – spiega Picco –. Le attività sono differenziate per fasce d’età e per genere, valorizzando le specificità di ciascuno. Così ogni ragazzo e ragazza può maturare la propria identità e imparare a collaborare in modo autentico con gli altri». Un metodo che favorisce un’educazione personalizzata e, insieme, la costruzione di relazioni più profonde e rispettose.
La giornata del 19 aprile ad Aquileia sarà, per i gruppi del Fvg, una festa condivisa. I ragazzi e le ragazze svolgeranno attività nei dintorni, poi tutti si ritroveranno nella Basilica per la celebrazione e il rinnovo della promessa scout. «Sarà un momento di gioia e di gratitudine – aggiunge Picco –. Ricorderemo il coraggio di chi, cinquant’anni fa, ha dato vita a questa avventura educativa e rinnoveremo l’impegno a servire con entusiasmo, perché i più piccoli possano scoprire la bellezza dello scautismo».
Il legame con Aquileia non è casuale, dal momento in cui il distretto del Friuli-Venezia Giulia ha come patroni i Santi Ermacora e Fortunato.
Ma i festeggiamenti non finiranno qui: a giugno, a Roma, per i capi scout Fse si svolgerà l’udienza privata con papa Leone XIV e la Messa a San Giovanni in Laterano. «Sarà una giornata di riflessione e di carica spirituale – conclude Picco – con interventi di relatori, educatori e anche momenti musicali. Torneremo a casa con le pile ricaricate, pronti a “fare del nostro meglio” per i ragazzi».
Esattamente come recita la promessa scout. E con il sorriso di chi sa che la fede, per essere viva, ha bisogno di avventura, mani intrise di servizio e cuori aperti alla gioia.
Giovanni Lesa














