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«Diamo voce al popolo gzawi». Loris De Filippi, operatore umanitario Unicef, apre Vicino/lontano

«Per anni ho evitato con cura qualsiasi forma di esposizione personale […]. Ho sempre cercato di stare un passo indietro, come insegnava don Milani a Barbiana: “Fare strada ai poveri senza farsi strada”. Quel passo indietro, oggi, lo rivendico come scelta politica. […] Ma a Gaza accade qualcosa di diverso. Gaza impone un’eccezione. Questo libro esiste perché in questa guerra asimmetrica – o meglio, in questa punizione collettiva documentata da ogni organismo umanitario – non c’è stato spazio per i giornalisti stranieri. Non c’è stato spazio per filmare o raccontare liberamente. Ci sono stati solo silenzi e censure. E quando il silenzio diventa assoluto, chi cura deve anche testimoniare». Scrive così Loris De Filippi (nella foto) nelle primissime pagine di «E ancora chiediamo perdono» (Mondadori), un libro che è dolorosa, ma intensa e necessaria testimonianza dei molti mesi trascorsi a Gaza. Friulano, infermiere di formazione, De Filippi lavora infatti da trent’anni come operatore umanitario in contesti di crisi. Nell’ultima missione ha prestato servizio come Health Specialist per Unicef a Gaza, dove si è occupato del supporto alle cure pediatriche con particolare attenzione alle unità di terapia intensiva neonatale. Proprio un incontro con De Filippi – dal titolo «Gaza, il respiro negato» – aprirà giovedì 7 maggio, alle 18.30, nella chiesa di San Francesco, a Udine, la 22ª edizione del festival vicino/lontano che animerà la città fino a domenica 10 maggio.

De Filippi, partiamo dall’urgenza di scrivere questo libro.

«Mi ha spinto il fatto che a Gaza i giornalisti internazionali non sono potuti entrare, segno evidente della diversità che caratterizza questo conflitto. Sono stati però soprattutto i colleghi gazawi, con cui ho lavorato in questi mesi, a chiedermi di portare la loro voce fuori da Gaza».

Della diversità di questa guerra lei spiega molto bene le caratteristiche. Tra queste c’è una che riguarda il vostro lavoro: l’assenza di “zone protette”. «A Gaza – scrive –, che tu lo voglia o meno, diventi un Gazawi». Cosa vuol dire questo «essere un Gazawi»?

«Vuol dire essere vulnerabili. Vivere insieme ad altri due milioni di persone…

L’intervista completa con Loris De Filippi su La Vita Cattolica di giovedì 7 maggio.

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