Nel maggio 1976 mia mamma Rita aveva 6 anni e mezzo e questa testimonianza è la prova di come un evento tragico rimanga per sempre impresso come una fotografia nella memoria di un bambino prima e adulto poi.
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Rita (mia mamma), la mamma Pierina (mia nonna), la nonna Irma (mia bisnonna) e il fratellino Paolo (mio zio) di 3 anni e mezzo erano riuniti a guardare la TV nella piccola cucina della casa nella campagna di Moruzzo (circa 25-30 km da Gemona). Il papà Giuliano (mio nonno), nel momento in cui iniziò il terremoto, non era presente a casa poiché stava partecipando a una riunione a Moruzzo.
All’improvviso, sentirono tremare tutto e calò il silenzio. “Cos’è!? Cosa sta succedendo?” La mamma Pierina in una frazione di secondo realizzò e gridò fortissimo: “Il terremoto”. La mamma Pierina prese di corsa Paolo in braccio (lui stava giocando sul pavimento con le macchinine) e tutti uscirono dalla casa. Stavano cadendo le tegole dal tetto. Una di queste finì sulla faccia di Paolo, senza grosse conseguenze se non un bel graffio. Dopo che si furono assicurati di essersi allontanati sufficientemente dalla casa, Rita girò lo sguardo a Nord e vide un grande fascio di luce rosa/viola verso Majano. Da quello che seppero il giorno dopo dai vicini del borgo Carbonaria, sembra che fosse stata danneggiata una centrale elettrica. Dopo un po’ arrivò il papà Giuliano che raccontò di aver visto “dondolare” il campanile di Moruzzo mentre stava scendendo le scale con i suoi amici per raggiungere il bar in piazza del Tiglio.
Quella notte tutta la famiglia dovette dormire stretta stretta in macchina. Nei giorni seguenti venne cercata una sistemazione provvisoria perché la casa familiare aveva subito vari e seri danni strutturali. La famiglia si organizzò nelle pertinenze: la sola cucina a gas venne trasferita nel garage insieme al tavolo e alle sedie, la nonna Irma dormiva nella lavanderia e gli altri componenti la famiglia dormivano, stretti ma al sicuro, nell’ufficio della ditta del papà.
Alcune settimane dopo iniziarono i lavori di ristrutturazione della casa.
Il 13 settembre era il giorno del compleanno di Paolo. La mamma Pierina aveva comprato in panificio una torta di mandorle decorata con zucchero a velo da condividere con la famiglia, con gli operai che stavano ristrutturando la casa e con qualche vicino del borgo. Mia mamma talvolta mi dice che il profumo e il sapore di quella torta le sono rimasti impressi nella mente, proprio come un ricordo indimenticabile.
In quei mesi difficili, mia mamma ricorda che l’aiuto arrivava o si dava: bastava vedere se gli altri erano in difficoltà e la vicinanza era vera e incondizionata. Tutti aiutavano tutti.
Rita si ricorda che la Messa domenicale si svolgeva nella canonica della Chiesa e lì ha fatto la Prima comunione (di cui conserva la fotografia).
Rita si ricorda ancora anche la temperatura mite di quel periodo, l’odore dei calcinacci e il profumo di fieno della collina, rimasti impressi nella sua mente come la pennellata di un artista su un foglio bianco.
Nelle edizioni de La Vita Cattolica dei giorni 7, 13 e 20 maggio 2026 è presente un coupon per la votazione delle opere del concorso “1976. Racconti per ricordare”. I coupon vanno inviati entro il 24 maggio (anche cumulativamente) all’indirizzo: UNPLI Friuli Venezia Giulia APS – Piazza Manin, 10 – 33033 Passariano, Codroipo (UD). È possibile cumulare diversi coupon in un’unica spedizione.













