Concorso 50° terremoto

46 – Gaia, Ida e la memoria

Mi chiamo Gaia, ho 17 anni e sono una studentessa presso il Liceo Scientifico Niccolò Copernico. Nell’anno scolastico 2018/2019 frequentavo la quinta elementare e la maestra di allora, in occasione dell’anniversario del 6 maggio, ci fece fare un tema sul terremoto. Con la testimonianza dei nonni, e con l’anima di bambina, feci un lavoro che tuttora ricordo. Oggi, in occasione dei 50 anni da quel terribile 6 maggio, ormai non più bambina, ritorno a riflettere su quei momenti, chiedendomi se un giorno sarò capace di trasmettere ai miei figli la memoria di quei fatti . Il mio obiettivo è quello di conservare e comprendere i pensieri e le sensazioni vissute dalle persone, e ciò che più le ha colpite nell’anima e nella mente durante le giornate del terremoto del lontano ma sempre vicino 1976.

I lutti, il coraggio dei volontari, la forza del popolo friulano, la solidarietà di tutta l’Italia sono ormai risaputi ed ampiamente riconosciuti.

Per cercare di comprendere meglio quei fatti mi sono documentata, ho letto e soprattutto ho ascoltato testimonianze dirette.

Parlando con Ida, una donna solare e sempre disponibile ad aiutare, al ricordo di quei giorni, cambia umore: diventa seria, quasi triste.

Mi racconta di morte, di polvere, di cattivi odori; mi parla della paura durante la notte, del suo cane trovato morto, degli animali abbattuti e feriti.

Ricorda anche suo fratello, che perse una gamba mentre cercava di mettersi in salvo.

Mi descrive poi le conseguenze immediate del terremoto: la calce viva cosparsa sulle macerie per evitare le epidemie, le fosse comuni, il caldo afoso che decomponeva le salme. Parla di un destino triste e severo, che si è accanito su un popolazione buona ed onesta.

Tra le macerie ,però, emergono anche atti di grande umanità.

Le riaffiora il ricordo di un medico di Colloredo che, con un secchio pieno d’acqua, andava di tenda in tenda a lavare e curare le ferite degli abitanti, e degli uomini che scavavano tra le macerie a mani nude nella speranza di trovare qualcuno ancora vivo.

In quei momenti di difficoltà, anche i gesti più semplici assumevano un valore fondamentale: Ida mi mostra la sua pentola Lagostina con cui ogni giorno portava il cibo al fratello e alla sua famiglia.

Un oggetto comune che però Ida custodisce con grande cura e gelosia poiché racchiude il ricordo delle sue faticose giornate di maggio del 1976.

Nonostante la devastazione e il dolore, il popolo friulano seppe reagire con forza, si unì nella ricostruzione della propria terra. Pur nella durezza del carattere e nell’orgoglio, affrontò quel difficile momento con determinazione seguendo il motto che ancora oggi rappresenta la regione ”Com’era, dov’era”.

Il terremoto non ha un “perché” e Ida lo riassume dicendo : “E je lade cussì”.

Conclude il racconto riprendendo il suo solito sorriso e aggiungendo: “Cara Gaia, porta nel tuo cuore il ricordo del mio dolore, non ti fermare mai, abbi fiducia nella vita e nella gente, supera le avversità del destino con coraggio e umiltà come ho fatto io assieme a molti friulani. Sarai tu, un domani, a ricordare quei giorni.”

 

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