Concorso 50° terremoto

44 – Intervista al nonno

Ho intervistato mio nonno sul tema del terremoto e queste sono state le domande e le risposte che ne sono uscite…

Nonno, se io ti dico 1976, cosa rappresenta per te questa data?

Ehh….1976, l’anno del terremoto in Friuli e la nascita di mia figlia, la secondogenita… Quest’anno ricorrono 50 anni per entrambi.

Cosa ricordi? Dove ti trovavi? Qual è stata la prima cosa che hai pensato o fatto?

Mi ricordo che la sera del 6 maggio, dopo cena, ero in visita con la famiglia a casa di mia sorella a Morsano e stavamo vedendo la televisione. Ad un certo punto, poco dopo le nove, si è sentito un forte boato ed un grande scossone, si è avvertita una potente vibrazione del terreno, della casa e di tutto. E’ durata per almeno 20 secondi. Sul video si è interrotta la trasmissione e si è iniziato a vedere delle onde, al che ho gridato “..fuori fuori…”, pronto a far uscire tutti famigliari in cortile ed avvertirli su quello che stava succedendo in quel momento: il terremoto! Avevo già vissuto l’esperienza all’Aquila nel 1966, quando ero militare. In seguito abbiamo appreso dalle tv locali e nei giorni seguenti dai giornali, il dramma accaduto nell’alto Friuli: un disastro. La conta dei danni è stata elevata, tutto distrutto e parecchi morti e feriti tra la popolazione locale. Nella scossa di settembre invece, ricordo che era un sabato (11 settembre) ed ero al matrimonio di un mio caro amico del paese, mentre mia moglie era nel reparto maternità del’ospedale di Udine, avendo partorito da pochi giorni nostra figlia. È dovuta scappare dal reparto correndo giù per tutte le rampe di scale con tua madre in braccio per uscire entrambe al sicuro. Anche in quell’occasione la situazione è stata grave, ma sempre nella stessa zona, mentre nella bassa friulana fortunatamente il terremoto non ha recato danni e si è avvertito in maniera meno potente del primo episodio.

Cosa ti ha spaventato di più in quei minuti? Cos’è cambiato nella tua vita, nella tua famiglia, nei tuoi comportamenti?

Lo spavento più grande, dato che la mia famiglia era con me e quindi stavamo tutti bene, era di correre a vedere se fosse capitato qualcosa sia all’azienda (che avevamo appena avviato) sia alla casa in costruzione. Fortunatamente non ci furono danni e ci siamo rasserenati. La vita da noi è andata avanti come prima, con le proprie attività lavorative, perché in famiglia c’era tanto lavoro tra stalla, al evamento, campi e non si poteva fermarsi. Ci dispiaceva comunque per le notizie dei morti e dei feriti degli altri paesi. Si pregava nelle case ed anche in chiesa, facendo il triduo di preghiera sia per ringraziare di non essere stati coinvolti-colpiti dalla disgrazia, sia per scongiurare che l’evento non si ripetesse.

Sai dirmi se hai sentito la volontà o la necessità di aiutare gli altri?

In quei momenti drammatici ti dirò che c’è stata sia la necessità che la volontà di aiutare. Infatti appena si è saputo dei danni del terremoto e dei relativi feriti, ho deciso immediatamente di andare a donare il sangue, pensando che ce ne fosse bisogno per la popolazione colpita. Ho sempre donato, oltre 100 volte. Poi, una volta organizzati con il lavoro in azienda, nel mese seguente, sono andato assieme ad altri 7-8 agricoltori del paese con il trattore fino nelle zone di Trasaghis ed Avasinis, per ben 10 giorni per aiutare a raccogliere il fieno nei campi per gli animali. A fine giornata, e per tutte quelle a seguire siamo stati riaccompagnati al nostro paese con un pulmino e ri-trasportati l’indomani mattina, per poterci muovere con più agilità, lasciando il trattore e l’attrezzatura sul posto. In quei momenti ognuno aiutava come poteva, con le proprie abilità, competenze e professionalità. Alla fine di quel periodo ricordo benissimo che era rimasta in noi la contentezza nell’aver dato una mano a chi ne aveva bisogno, ed hanno addirittura organizzato una festa con una gran tavolata per il pranzo, con il poco che avevano a disposizione, a ringraziamento per l’aiuto ricevuto.

Come ci si è sentiti dopo l’esperienza del terremoto?

Ricordo che all’inizio si era tutti spaventati, impauriti. Una tragedia tale non si era mai verificata. Nello stesso tempo però si è sentito il formarsi ed il nascere di una comunità locale costituita in un simbolo denominato FRIULI, non solo come nome di regione, ma come popolo, unito e coeso, che si aiutava nella difficoltà e cresceva e ricostruiva insieme, ognuno con le proprie competenze.  Personalmente mi sono sentito orgoglioso di aver aiutato gli altri.

Che immagine ti è rimasta impressa nella memoria?

Mi è rimasta impressa nella memoria l’immagine legata ai luoghi di Avasinis e Trasaghis che avevo frequentato durante il servizio militare, nel vedere e ritrovare tutti gli ambienti distrutti. È stata una desolazione, un dolore immenso. Mi ha dato dispiacere sapere che era crollata la caserma dove ho prestato servizio da militare, ed è stato un dolore sapere che era morto il mulo che avevo in dotazione in quei tempi.

Nonno, alla fine di questa intervista, dimmi quali sono state rispetto al terremoto del 1976, le tue TESTIMONIANZE sull’ “ORCOLAT”, EMOZIONI, RIFLESSIONI

Ti dirò:

TESTIMONIANZE: ho saputo da muratori, da alpini, che ognuno andava ad aiutare come poteva, così come ho fatto anch’io nel mio piccolo. Si è aiutato prima a cercare di mettere in salvo le persone, poi a spostare le macerie, poi a ricostruire quanto possibile.

ORCOLAT: termine “orcolat”, da noi non si usava, perché originato in aree pedemontane del Friuli, con il tempo è diventato sinonimo del terremoto, perchè si dice corrispondesse al grugnire della terra, come se fosse la voce profonda di un orco terrificante.

EMOZIONI: spavento iniziale, ma la vita ed il lavoro costante, permettevano di procedere nel quotidiano. Tristezza per le persone e la vita che non c’era più. Gratitudine per tutti quelli che hanno aiutato. Orgoglio per la tenacia dei friulani.

RIFLESSIONI: per i motivi già detti, non c’era il tempo per potersi fermare a pensare, si ringraziava il Signore perchè non cerano stati danni in zona. Posso dirti che il terremoto è stata una immensa disgrazia, ma quello che è stato fatto a seguire è stato fatto nel migliore dei modi. Nel mio piccolo, posso solo consigliare di prendere ad esempio quanto effettuato in Friuli, perchè è stata una realtà dove la gente si è rimboccata le maniche ed ha ricostruito, aiutandosi a vicenda – “rangjàndsi”….

Grazie nonno per la tua testimonianza, sono contenta di averti intervistato su questo argomento. Rimarrà anche per me un ricordo più vivo, grazie alle tue parole…

 

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