Concorso 50° terremoto

32 – Il terremoto del 6 maggio 1976

Caro diario,

l’altra notte, appena mi misi il pigiama, sentii una scossa di terremoto. In quel preciso istante non capii cosa stesse succedendo, ma appena finita la scossa sentii alla radio quello che era accaduto. Ero spaventata da morire! E io e Teodoro (mio marito) decidemmo di correre su dai miei. Caricammo Sara (mia figlia), mezza addormentata, in macchina e partimmo. Avevamo deciso di andare verso Udine, perché dalla parte di Colloredo di Monte Albano era caduto tutto. Quando arrivammo a Carvacco era buio e c’era un silenzio irreale. Prima di arrivare a casa dei miei passammo per il centro del paese e incontrammo i nostri amici che per fortuna stavano bene, e quello che ci dissero fu: “par fortune o sin duĉ in vite!”. Giunti poi dai miei, corsi subito a vedere se erano ancora vivi, per fortuna sì!!! Il giorno dopo corremmo solo su e giù per aiutare i nostri cari. La prima cosa che mettemmo a posto fu la dispensa, perché sembrava tutta vuota, visto che il terremoto aveva buttato tutto giù. La cosa più importante però era il tetto, che purtroppo era stato buttato giù pure quello. Infatti degli amici di Teodoro vennero ad aiutarci a sistemare e a fare i lavori più pesanti. Adesso sono qui a scrivere perché ho troppa paura e non riesco a dormire, sono troppo in pensiero per i miei e per la mia adorata Sara. Se dovessi lasciare un pensiero per chi non ha vissuto questa tragedia è: “IMPARAIT A VIODI LIS PICIULIS ROBIS”.

 

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