Il mio primo ricordo è che giocavo tra le foglie, quello del mio compagno di banco è la sua sorellina che dorme nel passeggino, mentre quello di mio padre è il sisma che ha percosso il Friuli Venezia Giulia nel 1976.
Erano le ventuno di quel giovedì sei maggio mentre stava bevendo un bicchiere di latte quando ha iniziato tutto a tremare: ha guardato la finestra e ha visto i sassi del giardino saltare a trenta centimetri dal terreno e i pini del giardino ondeggiare fino a toccare terra.
Poi è arrivato suo padre, è andato a prenderlo in cucina e l’ha portato giù per le scale fino all’entrata del suo condominio, dove tutte le piastrelle si stavano rompendo. Quella notte, nella via in cui abitava il mio papà, tutti hanno dormito in macchina, per paura che il sisma flagellasse ancora il territorio Friulano.
Nei giorni seguenti tutti i bambini del paese con la spensieratezza della giovane età giocavano in strada. Mio padre ricorda anche la paura che gli affollava la testa la notte per il terremoto passato.
Dopo l’evento, suo padre e suo zio sono andati in una delle città In cui il terremoto era passato più violentemente, cioè Osoppo, dove restavano per più di dodici ore ad aiutare chi col terremoto aveva perso proprio tutto.
Fino a il mese di settembre mio padre e la sua famiglia hanno dormito in macchina: non si dormiva per niente bene, ma ci si accontentava.
Negli anni successivi riguardare quelle le piastrelle rotte l’hanno portato a ripensare all’evento accaduto e sono ancora lì a ricordare a quel lontano,ma così vicino ricordo.
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