Mia nonna Bruna aveva 34 anni quando ci fu il terremoto ed era a casa da sola con suo figlio.
Si spaventò a morte, il cuore le batteva a 1000, i suoi pensieri erano tanti, ma trovò la lucidità di prendere il bambino e correre via da casa gridando e piangendo disperata.
In quei disperati momenti non sapeva come si sentiva: la sua testa non immagazzinava nè emozioni né pensieri, niente, non aveva mai provato sulla sua pelle un vuoto così assordante.
L’immagine più terribile che le è ancora rimasta impressa nella mente è che era andata in paese vedendo tutte le persone disperate correre via dalle case e riunendosi in piazza, una persona tra il grande marasma di dubbi e paure si era portata una radio e e tutti ascoltavano con un silenzio arido e pieno di riverenza. Le lacrime rigavano i loro volti mentre sentivano il dolore di chi era rimasto travolto, temendo che la terra fosse arrabbiata con loro, che Dio li avesse abbandonati.
I suoi cari genitori le avevano chiesto se stesse bene, se c’erano persone che non erano sopravvissute, se le case erano crollate.
A suo figlio aveva detto che era tutto finito ma non era così. Nei giorni successivi aveva dormito nel camion con suo marito, il figlio e i suoceri rendendosi conto che era stata la persona più fortunata del mondo a dormire dentro quel mezzo invece che dormire all’aria aperta con qualche coperta.
L’unico pensiero che le aNollava la testa era di stare lontana dalle case che potevano crollare e distruggere le loro vite.
Nel loro paesino non c’erano danni, ma hanno donato cibo e coperte alle persone che avevano avuto tanti danni, con il loro cuore speravano che fosse d’aiuto donare quelle cose e chiedevano l’aiuto di Dio per farle diventare speciali.
La mia cara nonna oggi dice a noi giovani che tutte le persone che hanno passato questi terribili momenti oggi vivano una vita migliore sia in cielo che sulla terra.
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